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In migliaia in Svizzera protestano contro attacco turco in Siria

Migliaia di persone hanno manifestato questo pomeriggio a Berna, Ginevra e Lucerna contro l'offensiva militare della Turchia nella Siria settentrionale. KEYSTONE/ALEXANDRA WEY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 19 ottobre 2019 - 19:50
(Keystone-ATS)

Molte centinaia di persone hanno manifestato questo pomeriggio a Berna, Ginevra e Lucerna contro l'offensiva militare della Turchia nella Siria settentrionale. Hanno chiesto la fine immediata della guerra e dell'oppressione dei curdi.

Le varie manifestazioni hanno creato un po' di problemi alla circolazione ma non son stati segnalati incidenti con la polizia.

Al corteo nel centro di Berna, convocato via internet da gruppi autonomi di sinistra, hanno partecipato circa mille persone. Fra l'altro, hanno scandito slogan come "L'esercito turco fuori dal Kurdistan" o "Via il potere delle armi e delle multinazionali". Sugli striscioni si potevano leggere incitazioni quali "Difendere Rojava" (le aree di autogoverno curdo della Siria settentrionale) o "Sconfiggere il fascismo turco".

Per strada sono stati distribuiti volantini di criticava alle aziende occidentali, come la tedesca Rheinmetall e la svizzera Ruag, per gli enormi profitti realizzati a spese della popolazione della Siria settentrionale con l'esportazione in Turchia di materiale bellico. Inoltre molte società svizzere hanno investito in aziende di armamenti. E - sottolineano i flyer - la Svizzera ufficiale si rifiuta di criticare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan invece di condannare chiaramente le sue azioni.

Un altro migliaio di persone si è riunito vicino alla stazione ferroviaria di Ginevra e ha poi raggiunto la Place des Nations. I manifestanti hanno espresso sostegno alle popolazioni curde della Siria settentrionale e denunciato i crimini di guerra commessi dal regime di Erdogan dall'inizio dell'offensiva del 9 ottobre, dopo il ritiro delle forze statunitensi. Erano presenti diverse personalità politiche, tra cui il municipale Rémy Pagani (Ensemble à Gauche).

La manifestazione è stata organizzata dal Centro curdo per i diritti umani, dal Gruppo per una Svizzera senza esercito, dalla Comunità ginevrina di azione sindacale e dal Partito socialista, dai Verdi e da Ensemble à Gauche.

Anche a Lucerna diverse centinaia di persone (600-700 secondo la polizia) hanno attraversato la città vecchia chiedendo alla Svizzera di bloccare le esportazioni di armi, di congelare i beni del governo turco e alle imprese elvetiche di porre fine alla cooperazione con i "guerrafondai turchi". Alla Turchia è stato chiesto di porre fine all'oppressione dei curdi e dei movimenti di opposizione, e di consentire la libertà di stampa.

La manifestazione è stata organizzata da dodici organizzazioni, tra cui l'Associazione culturale e di integrazione curda, il Gruppo per una Svizzera senza esercito e i partiti politici locali di sinistra.

Ieri pomeriggio almeno 2000 persone, in gran parte parte curdi di Svizzera e simpatizzanti, sono sfilate per le vie di Zurigo con l'accompagnamento di musica popolare curda. Il motto della manifestazione era "Sciopero per Rojava!". I dimostranti hanno chiesto al Consiglio federale azioni concrete per mettere sotto pressione la Turchia.

Sempre ieri Circa 300 persone hanno partecipato in serata a Basilea a una manifestazione non autorizzata per protestare contro l'intervento militare turco nel nord della Siria.

Secondo l'Osservatorio siriano dei diritti umani, finora l'offensiva di Ankara ha causato la morte di circa 500 persone, tra cui decine di civili. Gli sfollati sono almeno 300'000. L'organizzazione per i diritti umani Amnesty International accusa la Turchia di crimini di guerra.

Intanto sembra reggere il fragile cessate-il-fuoco concordato giovedì da Turchia e Stati Uniti. Ankara e i curdi continuano ad accusarsi di violazioni, ma, dopo quelle di ieri, non si segnalano per ora nuovi intensi bombardamenti. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) "prevale una situazione di relativa calma in tutta l'area a est dell'Eufrate".

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha avviato l'operazione "Fonte di Pace" per eliminare le milizie curde YPG dalla "zona di sicurezza" che Ankara vuole creare ai suoi confini con il nord della Siria.

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