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Un mese dopo l'abolizione del tasso di cambio minimo euro-franco da parte della Banca nazionale svizzera (BNS), diverse multinazionali presenti in Svizzera stanno prendendo in considerazione misure per tagliare i costi. Su 52 grandi gruppi interrogati, uno su quattro sta pensando di ridurre il personale impiegato nella Confederazione.

Complessivamente, il 71% delle multinazionali avverte che gli aumenti salariali saranno inferiori rispetto a quanto inizialmente previsto, ha indicato oggi uno studio di Aon Hewitt, società attiva nel settore delle risorse umane. Circa il 30% delle imprese ha già congelato o ridotto i salari.

Il 14% delle multinazionali prevede inoltre di ridurre gli stipendi dei loro dipendenti frontalieri. Un aumento delle ore lavorative (senza compensazione) e una riduzione dei contributi pensionistici sono anche in discussione.

L'inchiesta di Aon Hewitt è stata effettuata il 30 gennaio. In media, le imprese intervistate impiegano 6289 persone in Svizzera.

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SDA-ATS