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L'effetto di un tramonto può talvolta durare più a lungo di quanto si crede.

KEYSTONE/ENNIO LEANZA

(sda-ats)

Per una donna non sposata che rimane incinta, anche dopo una relazione-lampo, può essere economicamente interessante smettere di lavorare: è una delle conseguenze della nuova normativa sul mantenimento dei figli.

Per i padri divorziati le nuove disposizioni in vigore dal primo gennaio 2017 non cambiano praticamente nulla: gli oneri non aumentano, spiega l'avvocato Remo Gilomen in un'intervista pubblicata oggi dalla Weltwoche. "Diversa è invece la situazione per i padri celibi: per loro le nuove regole comportano un netto peggioramento, non possono più defilarsi così facilmente come prima".

I padri non sposati devono coprire non più solo i costi concreti del figlio: possono anche essere obbligati a finanziare la perdita di guadagno della madre. Questo obbligo è indipendente dalla durata del rapporto di coppia. Le nuove norme hanno come base il diritto del bambino all'accudimento: la relazione fra i genitori non ha più alcuna importanza.

"Questo significa che il padre che ha avuto una relazione anche molto breve con la madre del bambino - magari solo per una notte - può sottostare agli stessi obblighi di mantenimento di colui che è rimasto per anni in concubinato", afferma Gilomen.

Per stabilire se la donna può lasciare il posto di lavoro per dedicarsi al nascituro i tribunali si orientano al modello esistente prima della separazione. Se entrambi i membri della coppia, durante la relazione, lavoravano il giudice non accetterà probabilmente che il genitore abbandoni il suo impiego. Ma se la nascita comporta grandi cambiamenti e uno dei genitori deve investire molto più tempo per l'accudimento del bambino la situazione cambia: in tal caso l'altro genitore deve passare alla cassa.

Secondo l'esperto per una donna che dopo una conoscenza passeggera rimane incinta "può essere effettivamente economicamente interessante" dedicarsi interamente al bambino, soprattutto se il padre guadagna bene. Se per contro quest'ultimo ha pochi soldi e il suo reddito non è sufficiente per entrambi la madre dovrà trovarsi un lavoro, spiega l'avvocato.

Il legislatore non ha fissato importi precisi per i contributi di accudimento: secondo Gilomen alcuni giuristi sono favorevoli a un massimo di 3000 franchi, ma in certi casi questa cifra potrebbe essere troppo bassa. Ancora non risolto è inoltre il quesito relativo ai tempi del mantenimento. Finora il Tribunale federale ha ritenuto che una donna divorziata sia tenuta a lavorare almeno al 50% solo da quando il più giovane dei figli ha raggiunto l'età di dieci anni. Vi sono però dubbi riguardo alla possibilità che questa regola possa essere mantenuta.

Nell'articolo in cui affronta il tema la Weltwoche descrive le novità entrate in vigore quest'anno come una "mezza rivoluzione a livello di diritto di famiglia", passata però un po' sotto silenzio. "Molti padri celibi si rendono conto solo adesso di quello che significa e di quanto caro sia il ruolo di chi mantiene", afferma Oliver Hunziker, esponente del Verein für elterlichen Verantwortung (Associazione per la responsabilità genitoriale), citato dal settimanale.

Stando al periodico zurighese la regola 10/16 (alla madri si può chiedere di assumere un impiego al 50% con figli di 10 anni e al 100% quando hanno 16 anni) potrebbe avere i giorni contati. L'approccio in questione stride infatti con quanto vale nel campo dell'assistenza - alla madre che alleva i figli da sola viene chiesto di svolgere un'attività lucrativa già a un anno dall'ultima nascita - e con regolamentazioni meno generose all'estero.

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SDA-ATS