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Dopo mesi di tensioni, il Consiglio di gestione del tempio indù Shani Shingnapur, nello Stato indiano di Maharashtra, ha messo fine oggi a una secolare proibizione autorizzando l'accesso anche per le donne alla piattaforma centrale, denominata 'ancta sanctorum'.

Le tv indiane hanno mostrato scene di giubilo fra le attiviste che avevano già ottenuto settimane fa una storica vittoria presso l'Alta Corte di Mumbai secondo cui "tutti gli indiani hanno uguali diritti e quindi non è possibile impedire ad una parte di essi, in questo caso la metà della popolazione di sesso femminile, l'accesso ad un luogo di preghiera".

Non sapendo che fare, le autorità religiose, per non infrangere l'ordinanza del tribunale, avevano deciso di proibire anche agli uomini l'accesso al nucleo centrale del tempio. Ma oggi, dopo una riunione del Consiglio, è stata presa la decisione di aprire le porte a tutti i fedeli, maschi o femmine.

Negli ultimi giorni gruppi di donne, guidati dall'attivista Trupti Desai, avevano tentato di forzare l'ingresso del tempio, ma erano stati respinti dalla polizia e dai fedeli maschi.

Va ricordato che fino a cinque anni fa le donne non potevano avere alcun accesso al tempio Shani Shingnapur. Poi dal 2011 la misura è stata mitigata e la proibizione è rimasta solo per l'ingresso nella 'chauthara' (piattaforma) dove si trova una rappresentazione in pietra nera del dio Shani.

Ora l'attenzione delle donne si rivolge verso il tempio di Sabarimala Ayyappa in Kerala, che proibisce l'ingresso alle donne in età riproduttiva. Vi si venera un dio chiamato Ayyappan che avrebbe meditato qui dopo aver sconfitto un demone. Il dio è inoltre considerato un 'Bramhachari', un uomo che ha fatto voto di celibato e quindi è da considerarsi impropria la presenza "tentatrice" di donne in età fertile.

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SDA-ATS