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ISLAMABAD - Per la seconda volta in una settimana, l'India accusa i servizi segreti pachistani di essere coinvolti nell'attentato di Mumbai del 2008. Senza menzionare direttamente il Pakistan, il consigliere per la sicurezza nazionale Shivshankar Menon ha detto di avere "un'idea molto più chiara" sulle infrastrutture che sostengono il terrorismo islamico" secondo le parole pronunciate oggi a un convegno a New Delhi e riportate dai media indiani.
Menon si riferisce, in particolare, al recente interrogatorio dell'americano di origine pachistana David Hadley arrestato negli Stati Uniti con l'accusa di far parte del gruppo estremista Lashkar-e-Taiba (Let), legato ad al Qaida. "Sono state confermate molte cose che già sapevamo a proposito dei responsabili del terrorismo", ha aggiunto.
L'affermazione è stata definita "senza fondamenta" da Islamabad. Il portavoce del governo, Abdul Basit, ha detto che si tratta di una "manifestazione della propaganda indiana contro il Pakistan" e che "è contraria al clima di fiducia stabilito tra i due capi di governo durante il summit regionale della Saarc in Bhutan".
La scorsa settimana, in una dichiarazione a un quotidiano, il sottosegretario indiano agli Interni, G.K. Pillai, aveva detto che, in base alla confessione di Headley, il Lte e i servizi segreti dell'Isi "avevano letteralmente controllato e coordinato dall'inizio alla fine" l'attacco di Mumbai condotto da un commando di dieci militanti arrivati via mare.
L'accusa aveva sollevato una vivace reazione da parte del ministro degli Esteri pachistano Mehmood Shah Qureshi durante una conferenza stampa, mercoledì scorso, con il suo omologo indiano S.M. Krishna giunto a Islamabad per un tentativo, poi fallito, di far ripartire il processo di pace fermo da due anni.

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SDA-ATS