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Almeno 16 persone sono morte per suicidio o per infarto dopo l'arresto della governatrice del Tamil Nadu Jayalalithaa Jayaram, condannata due giorni fa da un tribunale a quattro anni di carcere per corruzione e arricchimento illecito. Lo riporta oggi il "Times of India". Intanto il partito ha nominato un sostituto, O Panneerselvam, alla carica di "chief minister" che Jayalalithaa deteneva da 12 anni.

La notizia ha provocato un profondo shock tra i sostenitori della potente leader ed ex attrice, che da circa trent'anni domina la vita politica dello Stato meridionale popolato dall'etnia tamil.

Tra gli incidenti ci sono stati due casi di immolazione che hanno coinvolto un funzionario di 45 anni appartenente al partito tamil Aiadmk e una ragazza di 18 anni. Altre due persone sono state ricoverate in ospedale con gravi ustioni. Tre persone sono invece morte impiccate, uno si è buttato sotto un autobus in corsa e un altro ha ingerito del veleno. Dopo la sentenza del tribunale sono scoppiate diverse proteste e dimostrazioni nel capoluogo Chennai e in altre città.

Intanto almeno 40 persone sono state arrestate per i disordini scoppiati nel fine settimana tra indù e musulmani a Baroda, città dello Stato nordoccidentale del Gujarat nota anche con il nome di Vadodara. Lo riportano oggi i media indiani. Per evitare un'escalation delle proteste, la polizia ha anche bloccato internet sui telefonini e il servizio di sms fino al 30 settembre.

Questo mentre nello stato del Madhya Pradesh, nell'India centrale, una chiesa è stata data alle fiamme da sconosciuti che hanno scassinato la porta di ingresso, in un nuovo episodio di violenza contro luoghi e comunità cristiani. Secondo la polizia, riferisce "Times of India", il crimine potrebbe essere stato commesso "da un gruppo di ubriachi" dato che sul posto sono state trovate bottiglie di alcolici vuote.

In un rapporto reso noto sabato, alcuni leader cristiani hanno denunciato un forte aumento di violenze e abusi contro chiese e minoranze religiose nei primi cento giorni di governo del leader indù-nazionalista Narendra Modi.

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SDA-ATS