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Era fino a ieri uno dei crucci segreti del primo ministro Narendra Modi: l'India che cresce più di tutti, che esporta, che attira l'attenzione della diplomazia mondiale, "non ha una banca degna di questo nome, capace di operare fra le più grandi del mondo".

Ma ora il tabù sembra essere diventato solo un cattivo ricordo perché, da quando oggi ha avviato le sue operazioni, la State Bank of India (SBI), che si è fusa nel week-end con cinque sue controllate e con la Bharatiya Mahila Bank (BMB, una banca al femminile), è entrata nel 'gotha' dei 50 più grandi istituti del mondo, abbandonando il 63/o posto che occupava fino al 2016.

"La SBI ha aperto oggi come 'banca unica' - ha dichiarato con malcelato orgoglio la presidente dell'istituto, Arundhati Bhattacharya - e continuerà ad operare nello stesso modo che aveva prima della fusione". Le banche che si sono fuse con la SBI sono, oltre alla citata BMB: la State Bank of Patiala, la State Bank of Bikaner and Jaipur, la State Bank Of Hyderabad, la State Bank of Mysore e la State Bank of Travancore.

Questo ha permesso di creare una nuova entità con asset di un valore equivalente a 535 miliardi di euro, depositi per 375 miliardi, e prestiti per 267 miliardi, operando per 500 milioni di clienti con 22.500 agenzie, 58.000 bancomat e 191 uffici all'estero in 36 Paesi. Ma il nostro orgoglio, ha sostenuto la Bhattacharya, "è il nuovo data base di ben 500 tera-byte che, credo, sia il più grande data base Oracle del mondo".

E in un incontro con i responsabili della SBI a Mumbai, la presidente ha chiarito che non intende fermarsi qui. "La nostra sfida - ha chiarito - sarà di entrare in pochi anni nell'elenco delle 30 più grandi banche globali. E sono sicura che con il vostro aiuto raggiungeremo questo obiettivo prima del previsto".

Intanto, ha aggiunto, quando presto tutto il processo di fusione sarà terminato, "la nostra quota di mercato indiana passerà dal 17 a quasi il 22%" e ciò significherà "una più grande, migliore e più forte SBI".

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SDA-ATS