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In maggio l'indice dei responsabili degli acquisti (Purchasing Manager's Index, PMI) dell'industria svizzera si è attestato a 49,4 punti, leggermente al di sotto della soglia di crescita. Si tratta del miglior livello da inizio anno.

Evidentemente la dinamica industriale ha registrato solo un lieve rallentamento, rilevano in una nota odierna gli esperti del Credit Suisse, che interpretano i risultati del sondaggio mensile di Procure.ch. In gennaio l'indice si era fissato a 48,2 punti, a febbraio a 47,3 e a marzo ed aprile a 47,9.

Per la prima volta dalla decisione della Banca nazionale svizzera di revocare la soglia di cambio minima per l'euro, gli ordinativi sono tornati ad aumentare e il relativo sottoindice è risalito in zona di crescita (51,4 punti, +4,7). Inoltre sono stati effettuati maggiori acquisti e il ridimensionamento delle scorte di semilavorati è giunto praticamente al termine, spiegano gli economisti della grande banca. Nel contempo, l'allungamento dei tempi di consegna mostra un discreto sfruttamento delle capacità.

Al contrario, la situazione sul mercato del lavoro ha evidenziato un ulteriore offuscamento: il sottoindice "occupazione" è calato ancora, di 1,4 punti a quota 40,7, attestandosi a un livello simile a quello della recessione nel 2009.

Come in gennaio, nel sondaggio condotto a fine maggio sono anche state poste domande speciali inerenti agli effetti dettagliati dell'abbandono del tasso di cambio minimo per tra euro e franco. Il 72% delle aziende interrogate ha indicato di aver adottato misure concrete per attenuare gli effetti della rivalutazione della valuta elvetica.

I provvedimenti più spesso citati sono la riduzione del personale e l'incremento dell'orario di lavoro. Sono stati pure stati menzionati l'outsourcing (trasferimento di attività a terzi), chiusure della produzione e dislocazioni all'estero. Inoltre, in molti casi, le imprese cercano di trovare una soluzione insieme ai fornitori.

Quasi due terzi delle ditte ha pure dichiarato di aver attivamente incrementato la quota di acquisti in valuta estera e sempre i due terzi ha indicato di pagare in euro almeno una parte delle fatture di fornitori elvetici. Le aziende ricorrono anche maggiormente alla possibilità di assicurarsi contro le variazioni dei tassi di cambio.

Infine solo il 32% delle imprese intervistate ipotizza che il franco tornerà a svalutarsi entro un anno. Poco dopo la revoca della soglia minima di cambio ne era convinta poco meno della metà delle società.

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SDA-ATS