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Le aspettative degli analisti circa l'andamento congiunturale elvetico nei prossimi sei mesi sono tornate a migliorare dopo lo shock dell'abbandono a metà gennaio della soglia minima di cambio per l'euro da parte della Banca nazionale svizzera: l'indice calcolato dal Centro per la ricerca economica europea (ZEW) di Mannheim (D) e dal Credit Suisse (CS) è salito in marzo a di 35,1 punti a -37,9.

Il progresso, che fa seguito al maggior crollo dell'indice nella sua storia in febbraio, viene in parte spiegato con il fatto che contrariamente ai peggiori timori l'euro sembra stabilizzarsi a 1.07 franchi. Il 16,4% degli interrogati prevede una crescita, il 54,1% un peggioramento e il 29,7% nessun cambiamento.

La valutazione della situazione economica attuale è invece migliorata solo marginalmente (+2,7 punti) a -2,7 punti, si legge in un comunicato diffuso oggi.

L'incertezza relativa all'evoluzione dei tassi di cambio resta però elevata: per la moneta unica il 38% degli analisti non prevede variazioni nei prossimi sei mesi. Il 35% si attende un rafforzamento dell'euro. Secondo il 46% degli interrogati il franco dovrebbe indebolirsi anche nei confronti del dollaro.

Un altro motivo del miglioramento dell'indice dovrebbero essere le prospettive per l'Eurozona, nettamente progredite in marzo (+21,1 punti a 62,8). La congiuntura dei 28 viene sostenuta dagli acquisti di titoli di stato (il cosiddetto "quantitative easing") da parte della Banca centrale europea e del prezzo del petrolio, sempre basso. Stando alla nota le aspettative non sono più state così positive da fine 2013.

Oltre l'80% dei 37 analisti interpellati tra il 2 e il 16 marzo non prevede cambiamenti per i tassi d'interesse a breve termine; solo il 14% si attende un ulteriore calo.

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SDA-ATS