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Gli esperti finanziari giudicano in maniera un po' più positiva le prospettive per l'economia svizzera nei prossimi sei mesi.

L'indice calcolato dal Centro per la ricerca economica europea (ZEW) di Mannheim (D) e da Credit Suisse è salito in settembre a 9,7 punti dai 5,9 punti di agosto. Si tratta del livello più alto dal marzo 2014.

Lo spettro delle aspettative e di conseguenza l'incertezza sono però elevati: oltre un terzo degli analisti finanziari interrogati prospetta un miglioramento e un quarto di essi un peggioramento congiunturale.

Le attese riguardo all'evoluzione dell'economia nell'Eurozona rimangono invece praticamente immutate a 35,8 punti, mentre quelle inerenti agli Stati Uniti sono nettamente peggiorate a 10,4 punti (-23,9). Stando a una nota del Credit Suisse, ciò sarebbe dovuto alle aspettative di un aumento dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve.

Intanto la valutazione della situazione attuale in Svizzera è leggermente migliorata a -9,7 punti (+7,9). Tra gli esperti vi è poi contro unanimità in merito all'evoluzione dei prezzi: sia in Svizzera che negli USA e nell'Eurozona anticipano un aumento. Interessante - viene rilevato - che nemmeno uno dei sondati prospetta un'inflazione in calo. Secondo la grande banca, ciò potrebbe essere dovuto alle attese di un aumento - o perlomeno di una stabilità - del prezzo del petrolio.

Quanto al franco forte, la maggioranza degli analisti si aspetta un indebolimento: il 60% una flessione rispetto al dollaro e il 34% una contrazione nei confronti dell'euro. Infine, gli esperti non prospettano un aumento dei tassi d'interesse in Svizzera e nell'Eurozona nei prossimi sei mesi, mentre per gli USA lo prevede l'84,6%.

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SDA-ATS