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Come annunciato oggi da Georg Fischer (GF), diverse aziende svizzere che avevano aumentato l'orario di lavoro stanno ora tornando sui loro passi, ma per il sindacato Unia non è un segnale positivo: vuol dire che manca o che mancherà il lavoro.

GF era stata fra le prime a passare alle 44 ore settimanali per far fronte alla forte rivalutazione del franco dopo l'abbandono della soglia minima di cambio con l'euro deciso dalla Banca nazionale. Oggi ha annunciato il ripristino delle 40 ore.

Pure Siemens intende anticipare - da luglio a maggio 2016 - i tempi di rientro dalle 43 alle 40 ore nella sua sede di Zugo, ha fatto sapere un portavoce. Una parte dei dipendenti riceverà inoltre due giorni di libero, altri una gratifica di 1000 franchi. Pure Georg Fischer verserà premi particolari per l'impegno mostrato dal personale negli ultimi mesi.

Dall'inizio dell'anno prossimo presso Stadler Rail entrerà in vigore il nuovo contratto collettivo, che aumenta da 39,5 a 40 le ore settimanali. In realtà però il personale a causa del franco forte era impiegato a 42,5 ore: quindi da gennaio lavorerà di meno.

Anche altre società prevedono un ritorno alla normalità, ma non vogliono essere pubblicamente menzionate. "Non vogliamo suscitare troppe aspettative", ha affermato l'addetta stampa di un grande gruppo industriale.

Secondo Unia sarebbe però sbagliato interpretare questa evoluzione come il segnale di un miglior andamento dell'economia. Tutto il contrario, afferma Pepo Hofstetter, responsabile della sezione comunicazione e campagne presso il sindacato: "nei prossimi mesi le aziende revocheranno le misure di aumento degli orari, ma non perché la situazione migliora, bensì perché mancano gli ordinativi".

Finora molte imprese avevano potuto approfittare del buon volume di commesse in portafoglio, sin dall'anno scorso. "Ora mancano gli ordini. Si dovrà ricorrere maggiormente al lavoro ridotto", prevede Hofstetter. E molte piccole società saranno anche costrette a ridurre l'organico. Un'opinione condivisa pure da Swissmem: proprio oggi l'associazione dell'industria delle macchine, elettrotecnica e metallurgica ha messo in guardia contro nuovi tagli.

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SDA-ATS