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Inizia l'era Sisi in Egitto. Da oggi l'ex generale, ex ministro della Difesa ed ex comandante in capo delle forze armate egiziane, Abdel Fattah el Sisi, con il giuramento prestato davanti alla Corte Costituzionale, è il nuovo presidente della Repubblica Araba d'Egitto. Ha subito auspicato che il Paese "raccolga il frutto delle due rivoluzioni" (25 gennaio 2011 e 30 giugno 2013) per "costruire un futuro più stabile" ed "una vita prospera per tutti", "realizzando la sicurezza e la stabilità della regione e della nazione araba".

Ma su questi auspici non poche sono le ipoteche, date le grandi difficoltà economiche, di bilancio e di approvvigionamento energetico attuali, che richiedono immediate riduzioni dei sussidi statali alla popolazione. Altri forti dubbi sono emersi in modo evidente anche con la cerimonia di oggi dopo il giuramento, nell'incontro con le delegazioni straniere che hanno portato a Sisi le congratulazioni dei loro Paesi.

Accanto alla presenza del re di Giordania, Abdallah II, di altri regnanti di monarchie del Golfo (dall'Arabia Saudita al Kuwait, al Bahrein), e del presidente palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas), nonché di quattro capi di Stato africani, saltava all'occhio l'assenza di personalità di rilievo del mondo occidentale: gli Stati Uniti erano rappresentati solo da un consigliere del segretario di Stato John Kerry, mentre l'Unione Europea solo da ambasciatori di vari governi.

Motivo presumibile di questo successo 'attenuato', la necessità del nuovo regime di dimostrare che sia veramente intenzionato a lasciare margini democratici, anche se i segnali rilevati finora dalla stampa internazionale sottolineano che la vittoria dell'ex militare Sisi è stata ottenuta con il 96,9 per cento dei voti contro un avversario che ne ha ricevuto solo poco più del 3 per cento ed un'affluenza alle urne dichiarata del 47 per cento rispetto ai 53 milioni di egiziani aventi diritto al voto.

Inoltre nei mesi scorsi più di una voce, ufficiale e no, si è levata per denunciare i metodi repressivi attuati dal governo nominato dallo stesso Sisi dopo aver rovesciato con la forza il 3 luglio 2013 l'allora presidente Mohamed Morsi. Interventi molto pesanti si sono ripetuti da quella data sia a livello di ordine pubblico che a livello giudiziario e politico: un massacro il 14 agosto in due piazze dove si erano radunati, anche con armi, sostenitori del presidente deposto; circa 15mila arresti - secondo cifre di enti internazionali - di simpatizzanti dei Fratelli Musulmani, centinaia di condanne a morte di affiliati alla Fratellanza, dichiarata dal governo "organizzazione terroristica".

Nel suo discorso dopo il giuramento Sisi ha affermato che la sua elezione è stata "un passaggio di poteri democratico e pacifico", che ha rappresentato "un momento storico ed un punto di svolta" per il Paese. "Io sono assolutamente fiducioso - gli aveva detto il presidente ad interim uscente, Adly Mansour, nella stessa cerimonia - che lei riuscirà a realizzare le aspettative e le aspirazioni degli egiziani".

E Sisi ha risposto dichiarando la volontà di "correggere gli errori del passato e costruire le fondamenta per un Egitto forte, giusto, sicuro e prospero, riportandolo al suo ruolo effettivo di guida a livello regionale e internazionale". Stasera, mentre una nuova cerimonia con 1.200 invitati (amministratori e governatori di tutto il paese) si congratula con el Sisi nei giardini da 'Mille e una notte' dell'ex palazzo reale di el Kubba, nella storica piazza Tahrir - fulcro e fucina di tutte le proteste diventate "rivoluzioni" - migliaia di egiziani sono radunati per sventolare bandiere e festeggiare il nuovo 'rais'. Sopra di loro continuano a passare due minacciosi elicotteri da guerra Apache. A ricordare che circa 50mila tra soldati e poliziotti sono stati impegnati oggi a garantire la sicurezza dei cittadini dal pericolo terrorista in una città blindata.

SDA-ATS