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L'iniziativa popolare "Per soldi a prova di crisi: emissione di moneta riservata alla Banca nazionale! (Iniziativa Moneta intera)" mette in pericolo il settore finanziario e l'economia in generale. È l'opinione del Consiglio degli Stati.

I senatori hanno oggi raccomandato tacitamente al popolo di bocciare il testo e - con 29 voti contro 11 e 1 astenuti- di non opporle un controprogetto. Il Nazionale deve ancora pronunciarsi.

La sinistra ha tentato invano di rinviare il testo al governo incaricandolo di elaborare un controprogetto indiretto, che imponesse a medio termine alle banche troppo grandi per fallire ("too-big-to-fail") un ratio di fondi propri non ponderato del 10%. Secondo Anita Fetz (PS/BS), gli averi depositati sui conti bancari sono sì garantiti fino a 100'000 franchi, ma occorre fare il massimo per proteggere i clienti.

"Non convinceremo in questo modo gli iniziativisti - dei veri idealisti - a ritirare il loro testo", ha sottolineato Ruedi Noser (PLR/ZH) a nome della commissione. Sforzi in tal senso sono già stati fatti dal 2008 con la legislazione "too big to fail", gli ha fatto eco Konrad Graber (PPD/LU).

Con la sua iniziativa, depositata nel dicembre 2015 munita di 110'955 firme valide, l'associazione Modernizzazione Monetaria (MoMo) vuole vietare alle banche di stampare - virtualmente - denaro dal nulla. Per l'associazione il denaro appartiene al popolo, non agli istituti di credito, ed è giusto che a crearlo sia la Banca nazionale svizzera (BNS), e non le singole banche, come invece sempre più spesso avviene.

In Svizzera dal 2003 al 2012 c'erano mediamente 340 miliardi di franchi di massa monetaria: solo il 10% era denaro emesso dalla BNS; il restante 90%, pari a circa 300 miliardi, era "denaro elettronico" creato dalle banche private.

Il denaro contante viene infatti sempre meno utilizzato e sostituito da transazioni. Continuando di questo passo, spiegano gli iniziativisti, i cittadini quindi non avranno più a disposizione un mezzo legale di pagamento che valga come il denaro contante e sarebbero completamente dipendenti dalle promesse di pagamento delle banche.

Per il consigliere federale Ueli Maurer, benché l'iniziativa si ponga come obiettivo di rendere più sicura la piazza finanziaria elvetica da eventuali crisi future, essa le farebbe correre dei rischi, rendendola più instabile.

Secondo il ministro delle finanze, la protezione dei titolari di conti dai problemi finanziari delle banche promessa dall'iniziativa migliorerebbe solo in parte. Il testo non tutela infatti gli istituti finanziari dai problemi di liquidità e solvibilità.

Per il consigliere federale democentrista, vi sono altri strumenti che proteggono meglio la piazza finanziaria. L'adeguamento agli standard di Basilea III e alle esigenze per gli istituti finanziari di rilevanza sistemica ("too-big-to-fail") ha permesso di compiere notevoli progressi, ha ricordato. A suo avviso, il sistema finanziario elvetico funziona molto bene.

Nessuna economia moderna finora ha mai introdotto un sistema a riserva totale (o "riserva del 100%") o di moneta intera, ha aggiunto Ueli Maurer. "Essere gli unici a operare un simile cambiamento di sistema metterebbe a repentaglio la posizione della nostra piazza finanziaria a livello internazionale".

Un indebolimento del settore finanziario comporterebbe rischi anche per il resto dell'economia svizzera, in particolare perché la concessione di crediti verrebbe limitata.

La maggioranza della Camera dei cantoni l'ha seguito e alla fine ha invitato a bocciare il testo senza opporle un controprogetto.

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SDA-ATS