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Le banche non ribaltano gli interessi negativi sui loro clienti privati, ma per compensare le perdite gli istituti hanno nettamente aumentato i margini sui crediti e le ipoteche. Gli interessi negativi penalizzano quindi i debitori a favore dei risparmiatori.

Lo afferma uno studio pubblicato oggi da EY (Ernst & Young).

La società di consulenza ha passato al setaccio i bilanci di 386 banche concernenti gli anni fra il 2003 e il 2015 (semestrali). Dal 2007 il margine d'interesse è continuato a calare: il dato mediano si è contratto dal 1,61% all'1,19%.

Alla fine del 2014 la gran parte degli istituti non realizzava più praticamente alcun rendimento sui depositi in grado di coprire i costi d'esercizio. I risparmi dei clienti erano quindi diventati interessanti solo per rifinanziare mutui e altri crediti, spiega Peppi Schnieper di EY, citato in un comunicato.

Le conseguenze dei tassi negativi vengono quindi oggi sopportate quasi unicamente dai clienti che hanno un debito e in particolare da coloro che hanno sottoscritto un'ipoteca. Le condizioni per i depositi di privati o di piccole aziende sono, a livello nominale, ancora leggermente positivi, nonostante le condizioni di mercato imporrebbero l'inverso.

Stando allo studio una tipica banca retail alla fine di settembre 2015 aveva un margine negativo su nuovi depositi dello 0,50-0,80%. E proprio della stessa entità è l'aumento del margine sui crediti ipotecari imposto fra gennaio e settembre. Le due facce della medaglia non combaciano quindi più: i crediti oggi sono troppo cari, mentre i depositi vengono remunerati troppo.

Per le banche le normali obbligazioni e le obbligazioni ipotecarie sono quindi diventate una fonte di rifinanziamento chiaramente più vantaggiosa che i depositi. Questi canali vengono infatti anche utilizzati molto attivamente dagli istituti. Ma il limite è dato dalla grandezza relativamente modesta del mercato obbligazionario svizzero.

Sempre secondo EY l'aumento dei margini nel settore dei mutui sta attirando nel ramo anche altri attori quali assicurazioni e casse pensioni. Finora queste entità non sono però riuscite a costruire una concorrenza capillare alle attività delle banche.

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SDA-ATS