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Avrebbero progettato un attentato in Svizzera con esplosivi o gas tossici i tre presunti jihadisti iracheni che secondo quanto ha riferito domenica la "NZZ am Sonntag" sono stati arrestati la scorsa primavera e si trovano tuttora in detenzione preventiva. È quanto sostengono oggi i giornali "Der Bund" e "Tages-Anzeiger", sulla base dei reati per i quali sono indagati, ma senza fornire dettagli concreti. Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), interpellato dall'ats, non conferma né fornisce indicazioni al riguardo.

Secondo i due quotidiani i tre iracheni fra i 28 e i 33 anni, presunti simpatizzanti dello Stato islamico (Is o Isis) che sta terrorizzando le popolazioni di Iraq e Siria, sono stati arrestati in una retata a fine marzo dopo che il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) aveva ricevuto informazioni allarmanti da un servizio segreto "amico" che aveva monitorato le loro telecomunicazioni.

Uno degli iracheni viveva nel canton Argovia, un altro presso Sciaffusa e il terzo avrebbe dato come ultimo domicilio fisso Damasco, la capitale siriana. Attualmente sarebbero tutti rinchiusi in carceri del canton Berna e tutti bernesi sarebbero i loro avvocati difensori, che non hanno voluto esprimersi sulle indagini in corso.

I tre iracheni sarebbero indagati per "uso delittuoso di materie esplosive o gas velenosi" (art. 224 CP), oltre che per appartenenza o sostegno a una organizzazione criminale (art. 260 ter) e "rappresentazione di atti di cruda violenza" (art. 135). A questi reati si aggiungerebbe anche quello di pornografia (art. 197) con implicazione di minorenni, sul quale i due giornali non forniscono maggiori precisazioni. Il Tribunale delle misure coercitive bernese e il Tribunale penale federale di Bellinzona avrebbero già respinto diverse istanze di scarcerazione, ma senza pubblicare le motivazioni.

Sempre secondo i due quotidiani, il Ministero pubblico della Confederazione ha inviato diverse richieste di assistenza giudiziaria a Stati occidentali, riguardanti tra l'altro anche comunicazioni via Facebook e altre reti sociali.

Interpellata dall'ats su diverse informazioni fornite dai due giornali, la Procura federale ha risposto in modo succinto: "NON (in maiuscolo nel testo inviato via mail, ndr) possiamo confermare il contenuto degli articoli odierni di 'Tages-Anzeiger' e 'Bund' né fornire ulteriori commenti".

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SDA-ATS