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Una decisione basata sulla politica e non sul diritto. Così l'ong Iran Human Rights definisce la sentenza della magistratura iraniana che ha confermato la pena di 16 anni di carcere per Narges Mohammadi, avvocatessa per i diritti umani e contro la pena di morte.

Si tratta di una evidente violazione delle stesse leggi iraniane - scrive il direttore esecutivo di Iran Human Rights, Hadi Ghaemi - così come dei suoi impegni internazionali a garantire ai cittadini il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni e lavorare per cause pacifiche nell'ambito della legge".

Il marito di Mohammadi, che vive a Parigi con i due figli, ha riferito che la difesa era pronta a presentare nuove prove di innocenza, ma che il 27 settembre la Corte ha rifiutato di valutarle. La donna dovrebbe passare in carcere almeno 10 anni.

Narges Mohammadi, ricorda la nota, era stata arrestata nel 2009 e condannata nel 2011 ad 11 anni per "assemblea e collusione contro la sicurezza nazionale", appartenenza all'ora bandito Centro dei difensori dei diritti umani e "propaganda contro lo Stato".

In appello la pena fu ridotta a sei anni, e nel 2013 l'attivista fu liberata su cauzione per ragioni di salute. Lei aveva continuato la sua attività, incontrando fra l'altro, nel marzo 2014, l'allora Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Catherine Ashton presso l'ambasciata austriaca a Teheran. Il nuovo arresto è avvenuto nel marzo del 2015.

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SDA-ATS