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Anche la Svizzera ha tolto le sanzioni contro Teheran all'entrata in vigore dello storico accordo internazionale sul nucleare iraniano. Consiglio federale e piazza industriale elvetica esprimono soddisfazione.

Il Consiglio federale si "congratula con le parti per l'avvenuta applicazione dell'intesa sul nucleare e confida nella possibilità di intensificare gli scambi politici ed economici con l'Iran", si legge in una nota.

Come preannunciato il 21 ottobre 2015, le sanzioni della Svizzera contro l'Iran sono revocate d'intesa con l'Onu e l'Ue, scrive il governo, precisando di aver sottoposto a revisione totale l'Ordinanza che istituisce provvedimenti nei confronti della Repubblica Islamica dell'Iran. La nuova ordinanza è entrata in vigore oggi alle 12.00.

Alla fine di luglio, il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Didier Burkhalter, dopo l'accordo di principio tra le sei potenze (i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu Cina, Russia, Usa, Francia e Gran Bretagna più la Germania) e l'Iran, aveva annunciato che la Svizzera intendeva rapidamente sopprimere le sanzioni.

Prime sanzioni nel 2007

Berna aveva decretato le sue prime sanzioni contro Teheran nel febbraio 2007, conformemente alla risoluzione 1737 adottata il 23 dicembre 2006 dal Consiglio di sicurezza dell'Onu. Ne ha sospese una parte all'inizio del 2014, dopo una prima intesa interinale.

L'Ordinanza ora modificata dal Consiglio federale risale al 19 gennaio 2011. In linea di massima con il nuovo testo, adottato lo scorso 11 novembre, l'esecutivo sopprime le sanzioni, mantenendone alcune, conformemente a quanto fanno Onu e Ue.

Sono conservate quelle che riguardano il commercio e la prestazione di servizi connessi agli armamenti e ai beni che potrebbero essere utilizzati per repressioni interne. Il commercio di beni nucleari e di beni a duplice impiego nel settore nucleare viene sottoposto all'obbligo di autorizzazione. Inoltre, per un limitato numero di persone e imprese, vengono mantenute le restrizioni di viaggio e quelle nel settore finanziario.

Grosso potenziale per le imprese elvetiche

Nel 2014, primo anno dopo la parziale soppressione delle sanzioni, il volume degli scambi tra Iran e Confederazione si è fissato a circa 640 milioni di franchi: la Svizzera ha esportato merci per 610 milioni e ne ha importate per 30 milioni.

Grazie agli 80 milioni di abitanti e a un livello d'istruzione elevato, l'Iran rappresenta "un mercato potenzialmente molto interessante", aveva dichiarato la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) in luglio.

Molte imprese elvetiche ora sperano di poter stabilire buone relazioni con l'Iran, come era il caso fino al 2007, ha detto all'ats in una prima reazione Ivo Zimmermann, portavoce di Swissmem, l'organizzazione padronale che rappresenta l'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica (MEM). A suo avviso Teheran deve recuperare parecchio terreno perso nei settori dell'infrastruttura ferroviaria e stradale.

Il portavoce ritiene che le prospettive per le imprese svizzere siano buone anche negli ambiti delle macchine tessili, dell'energia, della farmaceutica e della tecnica medica.

Per Zimmermann l'apertura del mercato iraniano offre al settore MEM l'opportunità di compensare almeno parzialmente l'attuale contesto difficile. Nei primi nove mesi del 2015, ricorda, le ordinazioni sono calate di oltre il 14%.

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SDA-ATS