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Ancora un rinvio per il faticoso negoziato sul nucleare iraniano. Dopo quella del 30 giugno, anche la nuova scadenza di oggi è passata con un nulla di fatto e ora tutto è rimandato al 10 luglio.

Il Congresso Usa avrà dunque, grazie allo stop per le vacanze, non uno ma due mesi per approvare l'intesa, proprio ciò che Obama sembrava voler evitare. Ma dopo che da parte iraniana era stato rilevato che non era Teheran ad avere fretta, è stata proprio la portavoce del dipartimento di Stato, Mari Harf, ad annunciare il rinvio e ad aggiungere: "Siamo più preoccupati della qualità dell'accordo che dell'orologio". Di fatto, un modo per ridurre la capacità di pressione dell'Iran nei colloqui, anche se ora nulla vieterebbe proroghe ulteriori.

Oggi la Casa Bianca è tornata ad alzare la posta, con il portavoce Josh Earnest, secondo il quale gli Usa non accetteranno un accordo con l'Iran che "ci riporti indietro" rispetto ai progressi degli ultimi mesi. Sulla stessa linea la dichiarazione, da parte di fonti Usa, che l'embargo per armi convenzionali e missili balistici imposto dal Consiglio di sicurezza dell'Onu non sarà revocato, come vorrebbe l'Iran, con le altre sanzioni economiche e finanziarie. Sembra così rimosso dal tavolo uno dei nodi più critici, sebbene di per sé non sia direttamente legato al nucleare iraniano e solo da poco se ne parli ufficialmente in merito ai negoziati. Anche se la questione delle armi convenzionali - come ha osservato il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov - non è irrilevante alla luce della lotta contro l'Isis, che impegna anche l'Iran in Siria e in Iraq.

Sempre Lavrov ha detto, lasciando Vienna, che oggi erano meno di una decina i punti rimasti aperti e che "ci siamo avvicinati ancora di più agli accordi finali". Ottimismo non condiviso dal ministro francese Laurent Fabius, che ha parlato di colloqui "non facili". Con loro sono partiti anche gli altri ministri dei 5+1, lasciando a Vienna il collega iraniano Javad Zarif, il segretario di stato Usa John Kerry e la rappresentante Ue Federica Mogherini. "I ministri vanno e vengono - ha detto quest'ultima - ma il lavoro qui prosegue". E ha indicato, oltre all'embargo, anche i tempi della revoca delle sanzioni e la possibilità di proseguire nelle attività di ricerca e sviluppo i punti più controversi.

Ma tuttora non è chiaro, nonostante l'ottimismo espresso da Teheran, nemmeno come l'Iran scioglierà con l'Aiea i nodi dell'accesso degli ispettori ai siti miliari sospetti e dei colloqui con gli scienziati nucleari iraniani, sempre negati dalla Guida suprema Ali Khamenei. E se questi sostiene i negoziatori, ha scritto il quotidiano conservatore Vatan Emrooz, "non significa in alcun modo che sostenga anche i contenuti" dei colloqui a Vienna. Sembra invece trovare la già anticipato soluzione il problema di come disporre delle tonnellate di uranio arricchito di cui l'Iran si dovrà liberare in caso di accordo: potrebbe essere la Russia a prenderle e dare in cambio uranio non ancora trattato.

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SDA-ATS