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TEHERAN - Almeno 26 persone, fra le quali alcuni Guardiani della Rivoluzione, sono morte e circa 300 sono rimaste ferite in due esplosioni avvenute nei pressi della moschea di Zahedan nel sudest dell'Iran.
Il gruppo sunnita Jundullah ha rivendicato l'attentato. Secondo la televisione Al Arabiya, il gruppo ha affermato che l'attacco è stato una vendetta per l'impiccagione avvenuta alla fine di giugno del leader del gruppo Abdolmalek Rigi.
La strage, secondo alcune fonti provocata da due attentatori suicidi, è avvenuta nel momento in cui numerosi fedeli si erano riuniti nella moschea per celebrare l'imam Hussein, nipote di Maometto, figura di spicco per gli sciiti oltre a rendere omaggio ai Guardiani della Rivoluzione. Il responsabile del bureau politico dei Guardiani, Yadollah Javani, ha affermato che non si può escludere "l'intervento diretto della America, dei sionisti e di altri paesi occidentali" nelle esplosioni di oggi.
È stato un deputato della città di Zahedan, Hoseinali Shahriari, citato dall'agenzia Fars ad evocare per primo il sospetto che dietro l'attentato ci fosse il gruppo Jundollah, che da anni opera nella regione del Sistan Baluchistan e che ha rivendicato un sanguinoso attentato nell'ottobre del 2009 nel quale morirono 42 persone, fra le quali vari ufficiali dei pasdaran.
Secondo il parlamentare, inoltre, le due esplosioni sono state provocate da attentatori kamikaze, uno dei quali travestito da donna. Il primo, secondo il raccordo di Shahriari, ha cercato di entrare nella moschea senza riuscirvi. Il secondo si è fatto saltare proprio mentre i fedeli accorrevano per portare i soccorsi dopo la prima deflagrazione.
Il vice ministro dell'Interno Ali Abdollah, citato dalla Fars, ha confermato che la prima esplosione è stata provocata da un attentatore suicida nei pressi dell'ingresso della moschea.

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SDA-ATS