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La Guida suprema iraniana Ali Khamenei, l'aveva già fatto qualche tempo dopo l'attacco al giornale satirico 'Charlie Hebdo', scrivendo una lettera aperta ai giovani occidentali e invitandoli a non farsi ingannare da false immagini dell'Islam.

Ora lo ha fatto di nuovo, per definire "cieco terrorismo" gli attacchi di venerdì 13 novembre a Parigi.

Khamenei ha affermato che un miliardo e mezzo di musulmani è rimasto "sconvolto", provando "odio e ripugnanza" per gli autori.

Non si unisce alla corsa delle condanne immediate, ma lascia passare tempo prima di lanciare i suoi messaggi, da leader politico e spirituale della Repubblica islamica. E la sua è una condanna netta del terrorismo dell'Isis, ma anche una denuncia di altri crimini degli Usa e di Israele.

"Sono ormai pochi - scrive Khamenei - a non conoscere il ruolo degli Usa nella creazione, rafforzamento e armamento di al-Qaida, dei Talebani e del loro malvagio seguito". E poi, un attacco implicito ad altri sostenitori tra le potenze del Golfo.

"I sostenitori noti ed espliciti del terrorismo - nonostante il loro sistema politico sia tra i più arretrati - sono stati sempre tra gli alleati dell'Occidente, mentre i più illuminati pensieri sorti dal dinamismo popolare nella regione sono stati crudelmente repressi". Un riferimento al cosiddetto "risveglio nel mondo islamico", come l'Iran definisce le rivolte arabe del 2011, e probabilmente anche ai movimenti sciiti in Yemen e Bahrein.

Contraddizioni che si rivelano anche, sostiene il leader iraniano, "nel terrorismo di Stato di Israele. Sono più di 60 anni che il sofferente popolo palestinese sperimenta la peggiore forma di terrorismo. Se oggi le genti d'Europa sono costrette a rimanere a casa per qualche giorno, è da decine di anni - scrive Khamenei - che a causa della macchina di distruzione e di massacro del regime sionista una famiglia palestinese non si sente sicura nella propria casa. Quale violenza è paragonabile nelle atrocità alla costruzione di colonie illegali" da parte di Israele?, chiede.

Dalla Guida anche la denuncia "alle invasioni militari" negli ultimi anni nel mondo islamico", con perdite non solo umane. Ma la violenza occidentale - ammonisce Khamenei, che di recente ha reiterato gli avvertimenti contro le infiltrazioni culturali dall'Occidente - ha anche una natura immateriale, e sta nell'insistere nell'uniformare e omologare le culture".

"Gruppi abietti come l'Isis sono figli di questi accoppiamenti infelici con le culture importate. Se il problema fosse stato davvero dottrinale saremmo dovuti essere testimoni di fenomeni del genere anche prima dell'avvento del colonialismo nel mondo islamico", mentre la storia dimostra il contrario.

E cioè che "l'unione tra il colonialismo e un pensiero fanatico ed emarginato - esistente tra l'altro soltanto in una tribù beduina - ha coltivato il seme dell'estremismo in questa regione. Come sarebbe possibile altrimenti che dal cuore" dell'Islam, per il quale "uccidere un essere umano equivale all'uccisione dell'intera umanità, esca una spazzatura come L'Isis?".

Infine, un richiamo ai diritti dei musulmani in Occidente, compreso quello di non essere spiati, come invece accadrà con le "leggi appena approvate in alcune nazioni europee". "Qualsiasi azione emotiva e frettolosa che isoli o spaventi le comunità islamiche" in Occidente, dice, "non solo non risolverà i problemi ma aumenterà anzi le distanze e i rancori".

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SDA-ATS