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TEHERAN - Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna iraniana già condannata a morte tramite lapidazione per adulterio con sentenza poi sospesa, è stata ora condannata all'impiccagione per l'omicidio del marito. Lo ha detto il procuratore generale iraniano, Gholamhossein Mohseni-Ejei, citato oggi dal Tehran Times.
"Le procedure legali non sono concluse, un verdetto sarà deciso quando saranno terminate", ha ribattuto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehman-Parast.
Sakineh, madre di due figli, è in carcere da quattro anni a Tabriz, nell'Azerbaigian iraniano, condannata a morte per adulterio (un reato per il quale ha già ricevuto 99 frustate) e complicità nell'omicidio del marito. Le autorità iraniane a luglio hanno sospeso temporaneamente la sua esecuzione.
Una decisione presa dopo le prime denunce di Amnesty International e gli appelli dei figli della donna. Poi la fuga dell'avvocato di Sakineh, Mohammad Mostafai, noto attivista per i diritti umani, nei confronti del quale le autorità iraniane avevano emesso un mandato d'arresto. Episodio che ha ulteriormente attirato l'attenzione di organizzazioni internazionali e personalità di spicco sul caso umanitario.
Ma mentre ufficialmente le autorità iraniane respingevano le accuse e prendevano tempo confermando la sospensione dell'esecuzione, Sakineh compariva alla tv di stato in un'intervista in cui confessava di aver tradito il marito e di essere stata complice nel suo omicidio. Una confessione estorta secondo osservatori, che ha ulteriormente rinvigorito la mobilitazione in difesa della donna, fino ad una petizione lanciata dal filosofo francese Bernard-Henri Levy che ha raccolto adesioni prestigiose del mondo della politica e della cultura - il presidente Nicolas Sarkozy e sua moglie Carla Bruni in testa - e seguita da sit-in in circa 100 città.

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SDA-ATS