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TEHERAN - Centocinquanta opere, tra dipinti e sculture, che coprono un secolo della storia dell'arte: da Monet e Van Gogh per arrivare a Jackson Pollock, Roy Lichtenstein e Andy Warhol, passando per Picasso, Matisse e Magritte. Il Museo d'Arte contemporanea di Teheran mette in mostra in queste settimane alcuni dei suoi pezzi migliori, temporaneamente riesumati dagli scantinati. Ma pur sempre una minima parte di un 'tesoro' di migliaia di opere che giace sepolto dalla rivoluzione islamica del 1979.
Solo un terzo dei 4.000 pezzi in possesso del museo, ma precipitosamente nascosti per essere messi al riparo nei tumultuosi eventi rivoluzionari, è stato portato alla luce e presentato ai visitatori in questi 31 anni, afferma Ghola-Ali Taheri, consigliere del direttore del museo, Mahmud Shaluii. E sono troppo poche, lamenta Taheri, le opere, anche di artisti iraniani, che sono state acquistate in questo periodo. "Il museo - afferma - dovrebbe cambiare politica e acquistare opere di questi ultimi tre decenni per completare questo tesoro".
Un tesoro ammassato in gran parte in soli quattro anni, dal 1973 al 1977, anno di inaugurazione del museo, dal primo direttore, l'architetto Kamran Dibah, che firmò anche il progetto dell'edificio: una combinazione di elementi moderni ispirati alle forme dell'architettura tradizionale iraniana, disposti in un'area verde di 7.000 metri quadrati. Tutto intorno, sculture di artisti quali Max Ernst, Alexander Calder, Henry Moore e Eduardo Chilida, a cui si aggiungono opere di René Magritte, Alberto Giacometti e Marino Marini nel cortile interno.
Fu Alireza Sami Azar, direttore del museo negli anni di apertura culturale che segnarono la presidenza di Mohammad Khatami (1997-2005), a portare alla luce parte del 'tesoro' nascosto con due mostre: una sulla Pop Art e un'altra sull'Impressionismo. Dalla sua uscita di scena, però, si è assistito ad una nuova battuta d'arresto, almeno fino all'esposizione attuale, intitolata 'Una manifestazione dell'arte contemporanea mondiale'. Delle 150 opere esposte, però, solo 33 sono presentate per la prima volta al pubblico.
"E' nostra responsabilità continuare" su questa strada, ha tuttavia sottolineato il direttore Shaluii, promettendo una maggiore interazione con artisti e istituzioni di altre parti del mondo. E un piccolo segnale in questo senso è stato lanciato dall'ambasciatrice svizzera a Teheran, Livia Leu Agosti (che rappresenta anche gli interessi americani in Iran), che visitando la mostra ha chiesto ai responsabili del museo di avere in prestito per una mostra a Zurigo un'opera dello scultore svizzero Alberto Giacometti.

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SDA-ATS