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Sette "arabi di varie nazionalità" sono stati impiccati in Iraq dopo essere stati condannati per atti di terrorismo, secondo quanto annunciato dal ministro della Giustizia.

Le esecuzioni fanno seguito a quelle avvenute il 21 agosto nel carcere di Nassiriyah di 36 uomini condannati per aver preso parte nell'estate del 2014 al massacro di quasi 1.700 soldati e reclute della base di Speicher, vicino a Tikrit.

Un eccidio per il quale le autorità di Baghdad accusano, oltre all'Isis, gli ex fedelissimi di Saddam Hussein.

Amnesty International ha protestato per le impiccagioni, affermando che le condanne sono state emesse dopo un processo di solo poche ore e sulla base di confessioni estratte con torture e minacce.

Annunciando le sette nuove esecuzioni, il ministro della Giustizia, Haidar al Zamily, ha affermato che il governo continuerà a "fare giustizia portando in giudizio e punendo tutti coloro che attenteranno alla sicurezza dell'Iraq".

Secondo calcoli di Amnesty International, sono 88 le esecuzioni capitali avvenute in Iraq dall'inizio dell'anno.

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SDA-ATS