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Iraq: razzo contro ambasciata Turchia, altra tensione

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 gennaio 2012 - 21:03
(Keystone-ATS)

Fra attriti che contrappongono la sunnita Turchia ad un Iraq sempre più nell'orbita sciita, un razzo ha colpito oggi l'ambasciata turca a Baghdad. L'attacco portato con almeno due razzi è tutto da chiarire e non ha causato vittime, ma ha spinto il ministero degli Esteri turco a chiedere una migliore protezione della sua rappresentanza diplomatica nella polveriera irachena.

Fonti ufficiali o diplomatiche hanno riferito che un razzo Katiuscia sparato da un automezzo ha bersagliato un muro dell'ambasciata turca verso le 13:10 ora locale e un altro ha colpito il secondo piano di una banca adiacente (l'ambasciatore turco a Baghdad ha parlato di tre razzi).

Fin nel tardo pomeriggio ad Ankara non erano rimbalzate notizie di rivendicazioni o di esiti certi dell'indagine avviata sull'episodio, descritto da un ministro turco come un incidente prodotto dall'esplosione di un mezzo carico di razzi partiti in varie direzioni. Il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ha però fatto arrivare i "necessari messaggi" al ministero per la Sicurezza iracheno cui spetta l'onere della protezione dell'ambasciata.

Quello che passa quindi per un "attacco" alla Turchia in Iraq arriva in una situazione tesa che un editoriale del quotidiano turco Hurriyet proprio stamattina descriveva, in sintesi, così: l'Iraq viene trascinato in una guerra civile per l'escalation di tensioni fra gruppi sunniti e sciiti e la Turchia sta diventando parte di questo scenario; nonostante la politica di "zero problemi con i vicini" teorizzata da Davutoglu, Ankara è sull'orlo di rompere le relazioni con l'Iraq.

Si è dunque ormai lontani dai tempi pur recenti (inizio 2011) in cui i governi di Turchia ed Iraq tenevano sedute di gabinetto congiunte e Ankara sosteneva l'esecutivo di Baghdad per favorire la stabilità della regione e i suoi commerci che, pur nell'attrito diplomatico, Ankara vuole raddoppiare entro quest'anno come ha detto il ministro dell'economia Zafer Caglayan.

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