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Iraq: Usa inviano altri 750 soldati in Medio Oriente

L'attacco all'ambasciata statunitense a Baghdad ha sollevato un polverone (foto rappresentativa) KEYSTONE/AP/KM sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 01 gennaio 2020 - 08:14
(Keystone-ATS)

Il Pentagono invierà "immediatamente" circa 750 soldati aggiuntivi in Medio Oriente, "in risposta ai recenti eventi in Iraq". Lo ha annunciato ieri sera il ministro della Difesa statunitense, Mark Esper, dopo l'attacco all'ambasciata Usa di Baghdad.

"Circa 750 soldati saranno schierati immediatamente nella regione" e "ulteriori forze" sono pronte per essere schierate "nei prossimi giorni", ha detto Esper in un comunicato.

"Questo dispiegamento è un'azione precauzionale e appropriata in risposta ai crescenti livelli di minaccia contro il personale e le installazioni americane, come abbiamo assistito a Baghdad", ha affermato il ministro della Difesa americano.

In precedenza un funzionario americano aveva affermato che gli Stati Uniti hanno inviato 500 militari in Kuwait, vicino dell'Iraq, e che alla fine nella regione potrebbero essere schierati "fino a 4'000 soldati".

Il presidente statunitense Donald Trump, ieri sera, ha avvisato l'Iran: "L'Iran sarà ritenuto pienamente responsabile delle vite perse o dei danni subiti da qualsiasi delle nostre strutture. Pagheranno un prezzo elevato! Questo non è un avvertimento, è una minaccia. Felice anno nuovo!", ha scritto in un tweet, mentre a Baghdad l'ambasciata statunitense è ancora accerchiata dai manifestanti.

Tuttavia, a chi chiedeva di una possibile guerra contro la Repubblica islamica, Trump ha risposto titubando. "Non vedo la possibilità che accada", ha setto il presidente Usa, aggiungendo che "adora la Pace".

Per il segretario di Stato Mike Pompeo, l'attacco all'ambasciata a Baghdad è stato opera di "terroristi" sostenuti da "alleati dell'Iran".

L'attacco è stato orchestrato dai terroristi Abu Mahdi al-Muhandis e Qaïs al-Khazali e sostenuto dagli alleati iraniani Hadi al-Amari e Faleh al-Fayad", ha twittato il capo della diplomazia Usa. "Sono stati tutti fotografati davanti alla nostra ambasciata", ha scritto Pompeo allegando tre fotografie che mostrerebbero i quattro uomini.

Muhandis è un alto funzionario delle Forze di mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi), una coalizione di paramilitari iracheni dominata da fazioni filo-iraniane accusata da Washington di un attacco missilistico che ha ucciso un americano in Iraq venerdì scorso. Fayad è il capo dell'Hashd al-Shaabi. Khazali è il capo dell'altra milizia sciita irachena Assaib Ahl al-Haq, accusata dagli Usa di essere responsabile di numerosi attacchi missilistici contro i loro interessi in Iraq. Amari è stato il ministro dei Trasporti iracheno tra il 2010 e il 2014 ed è a capo della potentissima organizzazione Badr, un'altra fazione filo-iraniana in Iraq.

Ieri, centinaia di manifestanti iracheni filo-iraniani hanno preso d'assalto l'esterno dell'ambasciata americana a Baghdad, cantando "morte all'America", lanciando sassi, abbattendo telecamere di sicurezza e dando fuoco a una torretta di guardia della sede diplomatica, per protestare contro i raid Usa sulle basi dei miliziani sciiti in Iraq che domenica hanno ucciso almeno 25 combattenti delle brigate di Hezbollah. Gli attacchi statunitensi sono stati a loro volta una risposta a un lancio di missili condotto dalle milizie sciite irachene filo-Teheran che aveva colpito venerdì una base con dei militari americani a Kirkuk. Nell'attacco era rimasto ucciso un contractor statunitense e erano stati provocati feriti tra il personale Usa ed i servizi di sicurezza irachena.

È la prima volta da anni che dei dimostranti sono riusciti a raggiungere l'ambasciata, sorvegliata da una serie di posti di blocco nella cosiddetta Green Zone.

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