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Circolazione vietata alle auto e seggi in stato d'assedio, protetti in alcuni casi da cinque cordoni delle forze di sicurezza. Così l'Iraq ha votato oggi per il nuovo parlamento nelle prime elezioni dal ritiro delle truppe americane, nel 2011. Ma non sono mancati gli episodi di violenza, con almeno quattordici morti, dopo i 90 uccisi negli attentati dei due giorni precedenti.

Per avere i risultati e formare un governo l'attesa sarà presumibilmente lunga, vista la partecipazione di una miriade di partiti e partitini in cui si sono divisi anche al loro interno gli schieramenti sciita e sunnita. Ma il primo ministro sciita Nuri al Maliki, andando a votare solo mezz'ora dopo l'apertura dei seggi, alle 07.30, si è detto sicuro di riuscire ad ottenere l'incarico per un terzo mandato consecutivo.

Maliki ha promesso che condurrà trattative per formare un esecutivo che potrebbe essere aperto "ad arabi, curdi, turcomanni, musulmani, cristiani e sabei". "Cercheremo alleanze con coloro che credono nell'unità dell'Iraq", ha aggiunto il primo ministro, aggiungendo che è essenziale "opporsi al settarismo e al terrorismo", mentre il Paese è sempre più dilaniato a causa delle tensioni tra sciiti e sunniti, rinfocolate dal conflitto nella vicina Siria.

Maliki, leader del partito dello Stato del Diritto, dovrà cercare alleanze con gli altri due gruppi principali dello schieramento sciita, quello sadrista e il Consiglio supremo islamico dell'Iraq. Ma da parte sunnita è stata ribadita oggi la chiusura ad un'intesa di governo da parte di uno dei massimi esponenti politici di questa confessione, il presidente del Parlamento Osama al Nujaify.

SDA-ATS