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Non c'è fine all'orrore perpetrato dallo Stato Islamico. L'ultimo è rappresentato da cadaveri decapitati e imbottiti di esplosivo lasciati tra le macerie di Kobane, città siriana che l'Isis ha abbandonato di fronte all'avanza dei peshmerga e dei miliziani curdi.

È quanto denuncia un rapporto della ong Handicap International (Hi). Una tattica tra più terribili: corpi decapitati, imbottiti con 20 kg di esplosivo e 500 cuscinetti a sfera in acciaio, abbandonati tra le macerie come bombe pronte a saltare in aria al minimo contatto che diventano micidiali trappole per i soccorritori.

I tentativi di recuperare questi corpi, spiega ancora l'organizzazione, sono finiti in tragedia. Da allora, i cadaveri sono rimasti dove sono, continuando a decomporsi in attesa di sminatori esperti.

I jihadisti hanno lasciato anche altri tipi di "trappole". Secondo il rapporto, esplosivi progettati per restare attivi molto tempo sono stati trovati tra le macerie delle case, sotto mobili, automobili, trattori, o nascosti in aree coltivabili. Tutto questo con lo scopo non solo di uccidere, ma anche di impedire il ritorno sicuro dei civili alle loro case e ad una vita normale, creando il terrore. Quattro mesi di combattimenti hanno distrutto quasi l'80% degli edifici, ma anche lasciato un livello allarmante di contaminazione da ordigni inesplosi.

"Quello che abbiamo visto a Kobane è oltre i nostri peggiori incubi - ha detto Frédéric Maio, che coordina le operazioni di sminamento di HI - una parte significativa della città è stata distrutta e la contaminazione di armi inesplose di tutti i tipi ha raggiunto una densità e una diversità mai vista prima". "Ordigni inesplosi e trappole esplosive rappresentano una minaccia quotidiana per le persone che stanno cercando di rientrare nelle loro case". "Inoltre, impediscono alle organizzazioni umanitarie di operare in modo sicuro e di fornire il supporto necessario a questa popolazione così vulnerabile".

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SDA-ATS