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Un'immagine simbolica mostra la cittadina di Qaraqosh, ad est di Mosul, in Iraq, dove era stata rapita la bimba (foto d'archivio).

KEYSTONE/AP/FELIPE DANA

(sda-ats)

È finalmente tornata a casa Christina, la bimba irachena rapita nella città cristiana di Qaraqosh 2014 a soli tre anni dai miliziani dell'Isis e messa in vendita in una moschea.

È stata ritrovata dopo l'offensiva militare di venerdì scorso a Mosul e ha potuto riabbracciare i propri genitori.

Il rapimento risale al 22 agosto 2014: la bimba venne stappata dalle braccia della madre mentre questa veniva costretta a salire su un pullman, dai finestrini oscurati col fango, con una ventina di altri cristiani, gli ultimi rimasti a Qaraqosh. Inutili le grida e la resistenza della donna. Gli adulti vennero deportati a Erbil, nel Kurdistan iracheno, nella piana di Ninive.

Nei giorni seguenti la famiglia riuscì a telefonare a conoscenti arabi vicini agli ambienti jihadisti. Li rassicurarono affermando che la bambina si trovava "in mani sicure, affidata a una famiglia". Poi più nulla. Costretta a crescere nell'estremismo islamico? Finita in un orfanotrofio dell'Isis?

Christina si è ricongiunta negli scorsi giorni con i suoi genitori, stanziati a Erbil, dopo essere stata ritrovata nei dintorni di Mosul. Lo affermano, - in un comunicato - i frati del Sacro convento di Assisi che avevano lanciato, nel 2015, tramite l'evento di solidarietà "Con il cuore, nel nome di Francesco", l'hashtag #savecristina facendo appello affinché la bimba fosse liberata.

SDA-ATS

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