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Per accelerare la guerra contro l'Isis, il comandante in capo delle forze armate americane, Barack Obama, è aperto alla possibilità di stabilire una rete di basi militari in Iraq, cosa che potrebbe comportare anche l'invio di altre centinaia di soldati.

Al momento è solo una ipotesi, riferita da fonti della Casa Bianca, ma che arriva all'indomani dell'annuncio che altri 450 soldati verranno inviati in sostegno delle forze irachene, ed è stata confermata anche dal capo di stato maggiore interforze, il generale Martin Dempsey.

Potrebbero essere 'basi-hub', hanno affermato fonti citate dal New York Times, allestite sull'esempio del centro di addestramento che, come è stato reso noto ieri, gli Usa stanno realizzando nella base irachena di al Taqqadum, nella provincia sunnita di al Anbar.

Al momento non è stata presa alcuna decisione né un piano specifico è stato ancora presentato al presidente Obama, hanno sottolineato le fonti, precisando che si sta pensando a basi che verrebbero gestite dagli iracheni, mentre gli americani comunque non verrebbero impiegati in combattimento, anche se, certo, sarebbero più vicini alle linee del fronte.

Basi come "foglie di ninfee", secondo l'originale definizione del generale Dempsey, che non ha parlato di localizzazioni o di numeri. Ma parlando con i giornalisti in aereo con lui durante un volo diretto a Napoli ha detto che "potreste vederne una nel corridoio che va da Baghdad a Tikrit, a Kirkuk, a Mosul".

Sostanzialmente centri in cui potenziare e velocizzare l'addestramento di soldati iracheni e di membri delle tribù sunnite locali. Dunque non un vero cambio di strategia, ma certamente una revisione, e un rafforzamento di un impegno che ha già portato a circa 3.550 il numero dei soldati americani schierati in territorio iracheno con compiti di istruttori e consiglieri militari. E che finora, secondo le cifre rese note dal Pentagono, è costato alle casse americane 2,7 miliardi di dollari, ovvero circa nove milioni al giorno.

Ma è ormai un fatto chiaro che anche le priorità stesse della strategia sono state sostanzialmente riviste. Fino a pochi mesi fa si parlava di 'offensiva di primavera' per riconquistare la città di Mosul, catturata lo scorso anno dallo Stato islamico che ne ha fatto la sua 'capitale' in Iraq. Ora, sembra che la prospettiva sia slittata di diversi mesi, poiché la priorità è divenuta senz'altro la riconquista di Ramadi, ad un solo centinaio di km da Baghdad, caduta il mese scorso nel corso di una nuova avanzata dei jihadisti del califfo al Baghdadi.

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SDA-ATS