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Comincerà il 29 febbraio davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona il processo contro quattro iracheni accusati di essere membri o sostenitori dell'Isis.

Secondo il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) avrebbero tentato di costituire una cellula dello Stato islamico in Svizzera.

I quattro uomini tra i 29 e i 34 anni sono accusati di partecipazione, o in via subordinata di sostegno, a un'organizzazione criminale. Uno di loro è accusato di avere copiato e reso accessibili a una cerchia indeterminata di persone, tramite una pagina Facebook, diverse immagini che "mostrano con insistenza atti di cruda violenza verso esseri umani". Lo stesso imputato e un altro connazionale avrebbero inoltre svolto l'attività di passatori a favore dell'Isis, si legge sul sito web del TPF.

La Corte penale con un collegio di tre giudici prevede cinque giornate almeno di dibattimenti e si è riservata altri due giorni, fino all'8 marzo. Il processo si terrà in tedesco e la lettura della sentenza è prevista per il 18 marzo.

L'inchiesta della Procura federale era scattata nel marzo del 2014, in seguito a informazioni trasmesse dal Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) alla Polizia giudiziaria federale (PGF). Il SIC era stato allertato dai servizi segreti americani del fatto che un gruppo dell'Isis stava pianificando un attentato.

I primi tre arresti erano stati effettuati il 21 marzo e l'8 aprile 2014 nella Svizzera nordorientale. Il 17 luglio 2015 il procedimento penale è stato esteso a un quarto imputato, che si sarebbe recato in Siria per portare ricetrasmettitori allo Stato islamico.

Nel corso delle indagini l'MPC ha indicato di aver collaborato con diversi paesi tra cui gli Stati Uniti. Un accordo concluso nel 2006 con Washington prevede l'istituzione di un team inquirente comune nella lotta contro il terrorismo e questo dispositivo è stato posto in opera per la prima volta in questo procedimento penale, secondo la Procura federale.

L'unità in questione è composta da elementi della PGF elvetica e dell'FBI americano. La Procura federale ha trasmesso diverse richieste di assistenza giudiziaria a più paesi europei.

Il TPF ha rifiutato a più riprese la scarcerazione degli imputati. Uno di loro è accusato di aver aderito già nel 2004 in patria a una organizzazione terroristica islamica da cui era poi nata l'ISI (Stato islamico dell'Iraq). Nel 2011 avrebbe poi allacciato contatti in Siria con la locale propaggine di quello che è oggi l'Isis - o IS, o Daesh secondo la sigla araba - nella quale militavano suoi ex "compagni di viaggio" iracheni, tra cui un altro degli imputati di Bellinzona.

Dopo il suo arrivo in Svizzera nel 2012 l'uomo avrebbe mantenuto contatti con l'organizzazione e pianificato attentati insieme a un coimputato e a una terza persone che doveva arrivare dall'estero. I tre iracheni arrestati nel 2014 sono accusati anche di aver fornito aiuto per giungere in Europa ad altri membri dell'Isis, di aver svolto compiti di coordinamento, fatto propaganda per l'organizzazione terroristica, dato istruzioni e fornito anche consigli operativi.

In una sentenza del TPF pubblicata il 18 maggio 2015 e relativa al prolungamento della detenzione preventiva per il principale imputato, erano riportate affermazioni scioccanti fatte dall'uomo, che abitava nel canton Sciaffusa. Riferendosi agli svizzeri cristiani l'iracheno, che si sposta su una sedia a rotelle e in passato aveva depositato una richiesta di asilo in Svizzera, si sarebbe espresso con le parole: "Sì, per Dio, sono da decapitare non da convertire".

Altri processi in rapporto con il sostegno allo Stato islamico potrebbero seguire. L'MPC ha aperto almeno una ventina di procedimenti contro presunti jihadisti.

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SDA-ATS