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"Sono stata per tre volte a parlare alle Nazioni Unite. Qualcuno ha pianto, tutti hanno battuto le mani. Mi hanno detto 'ci dispiace', e poi 'arrivederci'".

Queste sono le parole di Vian Dakhil, deputata yazida che per prima ha lanciato l'allarme denunciando la riduzione in schiavitù sessuale di migliaia di ragazze e bambine yazide da parte dell'Isis. L'associazione contro la violenza sulle donne Telefono Rosa lancia oggi una petizione contro la schiavitù sessuale su donne e bambine yazide da parte dell'Isis.

"Apprendiamo che la schiavitù sessuale è una pratica istituzionalizzata ormai da un anno - si legge nella petizione pubblicata sulla piattaforma Change.org - esiste non solo una burocrazia dello stupro (mercati dove vengono vendute, listini prezzi, contratti d'acquisto 'notarizzati' da corti islamiche), ma anche una teologia dello stupro.

Lo scorso ottobre il settimanale dell'Isis 'Dabiq' ha spiegato come sia legittimo trattare le donne yazide come khums, spoglie di guerra. Il mese scorso il Dipartimento Fatwe dell'Isis ha spiegato che "è consentito avere rapporti anche se la ragazza non ha raggiunto la pubertà'".

"Chiediamo all'Alta rappresentate dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini e ai ministri degli esteri di tutti i paesi membri di rivolgere al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, al Consiglio per i diritti umani dell'Onu e al Consiglio di sicurezza dell'Onu un pubblico appello, affinché intervengano a sostegno del popolo yazida contro quello che è un genocidio, un vero e proprio stupro di guerra, un crimine contro l'umanità. Un 'Ci dispiace' non ci basta" si conclude la petizione di Telefono Rosa.

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SDA-ATS