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Poliziotti israeliani sul luogo dell'attacco, presso la Porta di Damasco, nella città vecchia di Gerusalemme.

Keystone/EPA/ABIR SULTAN

(sda-ats)

Ridda di rivendicazioni tra l'Isis e Hamas per l'attentato terroristico di venerdì sera a Gerusalemme costato la vita ad una giovane poliziotta israeliana, mentre il premier Benyamin Netanyahu ha subito annunciato misure straordinarie.

Il premier ha annullato i permessi di ingresso in Israele concessi in precedenza a 25'000 palestinesi in occasione del Ramadan. Netanyahu ha poi chiesto all'Autorità nazionale palestinese (ANP) e alla Comunità internazionale di condannare l'attentato.

L'attacco è stato compiuto nei pressi della Città Vecchia, alla rottura giornaliera del digiuno del mese sacro ai musulmani e all'inizio dello shabbat, da tre palestinesi delle zone intorno a Ramallah (Cisgiordania).

Quasi subito l'Isis - ha fatto sapere su Twitter Rita Katz direttrice di 'Site' che monitora le attività dei jihadisti sul web - ha rivendicato l'attacco definendolo "il primo in Israele" e promesso che "non sarà l'ultimo".

A distanza di poche ore, Hamas da Gaza ha però negato quelle dichiarazioni ascrivendosi invece la paternità dell'assalto mortale. "Le affermazioni dell'Isis - ha controbattuto l'esponente dell'organizzazione Izzat El-Reshiq, citato dai media - sono un tentativo di confondere le acque. L'attacco è stato condotto da due palestinesi del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina e un membro della nostra organizzazione". E anche il Fronte ha confermato.

La polizia israeliana tuttavia ha precisato che l'assalto terroristico è stato portato a termine da "una cellula locale" palestinese spiegando che "al momento non è stata trovata alcuna indicazione" che "sia stato diretto da un'organizzazione terrorista né che ci sia connessione con nessun'altra organizzazione".

Nel contrasto delle rivendicazioni, si è fatto avanti Fatah, il partito del presidente Abu Mazen che ha attaccato Israele. "Condanniamo - riferisce l'agenzia palestinese Wafa, vicina al governo - l'uccisione da parte delle forze di occupazione di tre palestinesi a Gerusalemme Est". Si tratta di "un'escalation condotta da Israele sia a Gaza sia in Cisgiordania" ha aggiunto chiedendo "la protezione della comunità internazionale" per i civili palestinesi.

L'uccisione della sergente Hadas Malka (23 anni) - i cui funerali si svolgeranno all'uscita di shabbat ad Ashdod nel sud di Israele - ha rialzato la tensione nella regione e costretto Israele, come annunciato ieri sera stessa dal capo della polizia di Gerusalemme, a riesaminare "la politica relativa alle preghiere del Ramadan" seguita fino ad ora.

Ed infatti il premier Netanyahu, dopo consultazioni di sicurezza, ha predisposto la revoca dei permessi di ingresso in Israele oltre ad abolire quelli di lavoro per i congiunti dei tre palestinesi responsabili dell'attentato. Il villaggio cisgiordano degli attentatori è stato intanto circondato dall'esercito ed è probabile che saranno demolite le loro case.

Il Coordinatore delle attività israeliane nei Territori, Yoav Mordechai - che di fatto mette in pratica la revoca dei permessi - ha polemizzato alla Radio militare con Fatah: "Avete distrutto l'atmosfera del Ramadan fra gli abitanti della Giudea-Samaria (Cisgiordania). A seguito dell'attacco criminale abbiamo annullato 25'000 permessi. Chi semina vento raccoglie tempesta".

E ieri notte un altro israeliano è stato accoltellato in modo non grave nell'insediamento di Allon Shvut (Cisgiordania) da un palestinese, poi catturato.

L'inviato dell'ONU in Medio Oriente Nickolay Mladenov ha condannato l'attentato di Gerusalemme dicendosi "sgomento" da chi l'ha definito "eroico".

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SDA-ATS