Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Due milioni di persone si sono raccolte oggi vicino alla Mecca per l'inizio dell'Hajj, il pellegrinaggio alla città santa. Il numero di pellegrini è stato ridotto quest'anno dalle autorità saudite per la paura del coronavirus, un'epidemia che ha fatto 51 morti nel regno. Il governo di Riad ha reso noto che non ci sono casi tra i fedeli arrivati. Fra i pellegrini c'è anche il presidente sudanese Omar el-Bashir, ricercato per crimini di guerra e reduce dalla sanguinosa repressione di proteste popolari pochi giorni fa.

Oggi i due milioni di pellegrini si sono raccolti a Mina, una valle fra le montagne a una decina di chilometri dalla Mecca. I fedeli sono vestiti con due pezzi di tessuto bianco non cucito, le donne con solo le mani e il volto scoperti. Per ospitarli ci sono 45.000 tende bianche in materiale ignifugo. Domani, lunedì, i pellegrini si recheranno sul Monte Arafat, a 6 km da Mina. L'Arabia Saudita ha predisposto un treno elettrico e 20.000 autobus, ma molti vogliono andare a piedi.

Il ministro della salute saudita, Abdallah al-Rabia, ha rassicurato che nessun caso di contagio da coronavirus Mers è stato registrato tra i pellegrini: il virus ha già mietuto 60 morti nel mondo, di cui 51 solo in Arabia Saudita. Quest'anno Riad ha imposto una riduzione del 20% del numero dei fedeli dall'estero e del 50% di quelli dall'interno, a causa del rischio di epidemia.

Il dispositivo di sicurezza è imponente. Sono stati schierati più di 100.000 uomini fra soldati e poliziotti, che possono contare anche su 42.000 telecamere, alcune delle quali riprendono fino a 60 km di distanza. "Non autorizzeremo alcuna azione che possa attentare alla sicurezza dell'Hajj o a turbarne lo svolgimento", ha detto il portavoce del ministero dell'interno.

Fra i pellegrini quest'anno ci sono due capi di stato, il turco Abdullah Gül e il sudanese Omar el-Bashir. Quest'ultimo è colpito da un mandato di cattura della Corte penale internazionale per le stragi del Darfur, ma nei paesi arabi si muove tranquillamente. Quest'anno ha indossato la veste bianca dell'Hajj dopo aver represso in patria le proteste popolari per l'aumento del carburante, facendo almeno 70 morti (più di 200 secondo Amnesty International).

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS