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Ayaan Hirsi in una foto d'archivio

Keystone/AP/FRED ERNST

(sda-ats)

Il radicalismo islamico in Europa rappresenta una situazione di emergenza, come un'epidemia di ebola, e va trattato con la stessa urgenza: ne è convinta Ayaan Hirsi Ali, nota intellettuale olandese-americana di origine somala.

Quello che capita alle donne musulmane rischia di succedere anche a quelle occidentali, mette in guardia l'attivista per i diritti femminili.

"Credo che abbiamo bisogno di un nuovo movimento femminista perché quello vecchio è morto", afferma Hirsi Ali in un'intervista pubblicata oggi dal settimanale Weltwoche. "In Europa e nel mondo occidentale l'islam radicale e la sinistra politica lavorano mano nella mano, perché secondo il modo di vedere di sinistra tutto ciò che non è compatibile con il mondo multiculturale è cattivo".

"Il punto è che il multiculturalismo fa male alle donne", prosegue la 47enne che vive oggi negli Stati Uniti, dopo aver ricevuto minacce di morte in Olanda. "Non siamo più in grado di parlare di gruppi di giovani uomini provenienti da paesi islamici che in Occidente molestano le donne perché consideriamo questi uomini in qualche modo da proteggere".

Questo perché il multiculturalismo - argomenta - divide le persone in due gruppi, le vittime e gli oppressori. Nel contesto occidentale l'uomo bianco è l'oppressore e tutti i migranti sono vittime. Ciò non permette di considerare cosa fanno i giovani in questione alle donne: giovani che provengono da società in cui le donne sono viste come bestiame e si possono molestare o violentare, se non sono coperte dal capo ai piedi.

Ma questo non è un problema che interessa solo i musulmani? "Oh no", risponde l'ex parlamentare olandese. "Ecco perché diventa chiaro che abbiamo bisogno di un nuovo movimento femminista: perché quello che che prima concerneva solo le donne musulmane - matrimoni coatti, mutilazioni genitali, nozze di bambine, delitti d'onore e altro - minaccia di interessare anche le donne in Occidente". Si parla di donne - insiste l'attivista - che vengono molestate sessualmente solo perché si muovono in pubblico. "Le nostre libertà vengono attaccate".

Secondo Hirsi Ali la più grande minaccia per l'Occidente è attualmente rappresentata dalla dawa, il proselitismo radicale islamico, che è da considerare un complemento della jihad, la guerra santa. "Potrebbe portare alla fine dell'Unione europea, come oggi la conosciamo. Ma anche l'America non è immune". La 47enne invita il presidente Usa Donald Trump a sviluppare una strategia anti-dawa, prima che sia troppo tardi.

Sempre per Hirsi Ali l'Islam non è da considerare diviso: ne esiste solo uno, quello non riformato. Ci sono invece diversi tipi di musulmani. Esiste anche un gruppo che predica la rinuncia alla sharia, la tolleranza, la libertà e la parità uomo-donna: ma per queste richieste mancano le basi dottrinarie.

Gli europei sono sopravvissuti a nazionalismo e comunismo: è stato necessario fare chiarezza sulla negatività di queste ideologie. Lo stesso, si dice convinta la scrittrice, deve essere fatto oggi con l'Islam radicale. Bisogna spiegare ai giovani quale è l'obiettivo della dawa, perché la sharia non va bene e perché porta a violenza ed oppressione.

La civiltà occidentale deve urgentemente capire che l'Islam ha una dottrina di conquista e che sta guadagnando terreno attraverso i suoi agenti radicali, grazie a movimenti come i fratelli musulmani o a paesi come l'Arabia Saudita o il Qatar. "Hanno come obiettivo il dominio: questo l'Occidente deve saperlo".

Per far fronte alla situazione secondo Hirsi Ali bisogna agire come se si avesse di fronte l'ebola. "La dawa è la minaccia più grave perché ha come obiettivo il cervello umano. Vuole convertire i giovani, coloro che sono più vulnerabili".

Il radicalismo "è il virus della ragione", insiste l'attivista. "Se si combatte contro la jihad, vale a dire il terrorismo, senza lottare nel contempo contro la dawa si sta agendo contro i sintomi invece che contro la malattia". La fissazione dell'Occidente contro la jihad è a suo avviso errata: non si può vincere, se non si combatte l'ideologia alla base.

Cosa succede - si chiede Hirsi Ali - quando in un paese scoppia un'epidemia di ebola o di tubercolosi? "È un'emergenza e tutti si uniscono, si dimenticano le differenze politiche". È esattamente questo che occorre fare con la dawa.

Secondo l'attivista - sposata con lo storico inglese Niall Ferguson - occorre lanciare un vasto programma di assimilazione: la questione non è se ciò sia fattibile - a suo avviso lo è - bensì se vi sia la volontà politica di farlo.

Molto importante è controllare l'immigrazione, che l'UE non gestisce più. "Non credo che i migranti giungano in Europa con la volontà di prendere il potere. Ma i capi musulmani dicono loro di farlo".

I turchi - fa l'esempio Hirsi Ali - lasciano il loro paese per avere una vita migliore e vanno in Germania: un'islamizzazione di questa nazione non è il loro obiettivo. Ma il presidente turco invita i musulmani in Germania ad avere quanti più figli possibile, per conquistare l'Europa. I capi musulmani spendono parecchio per costruire moschee in Germania. E il paese non fa da argine, come non lo fanno Francia e Svezia. "È una situazione di emergenza, come lo scoppio di una epidemia di ebola", conclude l'ex deputata.

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SDA-ATS