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Israele: carceri piene, libero uno dei fondatori di Hamas

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 agosto 2011 - 16:45
(Keystone-ATS)

C'è anche uno dei fondatori di Hamas, il movimento islamico radicale al potere nella Striscia di Gaza, fra i detenuti liberati oggi dalle carceri israeliane nell'ambito di un'ondata di rilasci autorizzati in leggero anticipo per fronteggiare il sovraffollamento nelle celle. Lo riferisce l'edizione online del giornale Haaretz, citando fonti ufficiali dei servizi penitenziari.

In totale il provvedimento riguarda 200 palestinesi (dei 5.400 circa reclusi nello Stato ebraico) e meno di 600 israeliani: condannati per reati vari e tutti vicini alla scadenza della pena detentiva.

Il nome più noto è senz'altro quello dello 'sceicco' Hassan Yusef, indicato fra i fondatori di Hamas, movimento nato nei Territori palestinesi da una costola dei Fratelli Musulmani egiziani in opposizione ai laici di Al Fatah.

Un personaggio ritenuto - fino al momento dell'arresto - uno dei più influenti notabili della fazione integralista in Cisgiordania. Condannato a suo tempo a sei anni di reclusione per "appartenenza a un'organizzazione terroristica", Yusef avrebbe dovuto terminare il suo periodo di detenzione fra sei settimane, ma - a quanto si è appreso - ha già lasciato la prigione questo pomeriggio.

In Israele la sua figura è tornata d'attualità di recente sull'onda di rivelazioni di stampa riguardanti la vicenda di un suo figlio - Mosab Hassan Yusef - divenuto a un certo punto collaboratore top secret dello Shin Bet (i servizi di sicurezza interni dello Stato ebraico) e accreditato dall'intelligence d'essere stato per anni una fonte preziosa d'informazioni utili a sventare diversi attentati.

Una vicenda che lo stesso protagonista - a cui lo Shin Bet aveva dato il nome di copertura di 'Principe Verde' - ha poi raccontato in un libro edito negli Usa, dove egli si è ora rifugiato. E che tanto il giovane Yusef, quanto gli apparati israeliani hanno descritto come il frutto di una scelta ideale e di un sussulto di coscienza maturati a partire dal ripudio della violenza quale tradimento dell'Islam autentico.

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