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Israele: Gaza si infiamma ma Hamas respinge accuse

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 agosto 2011 - 20:02
(Keystone-ATS)

La Striscia di Gaza torna ad infiammarsi e in serata, sotto i raid di rappresaglia israeliani, l'atmosfera festiva del Ramadan si trasforma subito in un clima gravido di preoccupazione per i nuovi, imminenti lutti. Il primo 'strikè israeliano, annunciato dal ministro della Difesa Ehud Barak subito dopo gli attentati nel sud d'Israele di stamattina, si abbatte su Rafah, a sud di Gaza, dove almeno sei palestinesi rimangono uccisi, centrati da un razzo nel veicolo su cui viaggiavano.

Fra di loro vi erano dirigenti dei Comitati di resistenza popolare: il gruppo armato indicato in Israele come responsabile degli attacchi odierni che agisce spesso in sintonia con Hamas. Proprio i leader di Hamas, intravisti nella tarda mattinata all'uscita delle moschee, sembrano essersi dati alla clandestinità. Negli uffici di Ismail Haniyeh e di Mahmud a-Zahar i telefoni suonano a vuoto. Atmosfera di emergenza anche fra i servizi di sicurezza di Gaza, e in particolare nei campi di Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas. Nelle strade si incrociano solo agenti della polizia civile, che si spostano prudenzialmente in ordine sparso nel timore di ulteriori attacchi israeliani.

Due esponenti di Hamas - il portavoce Taher a-Nuno e il deputato Sallah Bardawil - hanno respinto però qualsiasi accusa. Secondo a-Nuno, Barak cerca solo pretesti "per alleviare la crisi sociale in Israele". E Bardawil, da parte sua, pur lodando gli attacchi "contro militari" come logica conseguenza dello stallo nel processo di pace, ha escluso responsabilità dirette di Hamas, sostenendo che l'organizzazione non agisce al di fuori della Striscia. Di ora in ora, però, il clima a Gaza si fa sempre più opprimente. Israele ha già chiuso il valico commerciale di Karni e l'Egitto ha bloccato quello di Rafah, che conduce al Sinai. Ancora una volta, la gabbia si chiude attorno alla popolazione della Striscia. Con un riflesso condizionato, gli abitanti di Gaza si sono subito riversati nelle stazioni di benzina, determinati a fare scorta di combustibili necessari ad attivare i generatori elettrici. Altrimenti rischiano di trascorrere al buio la settimana che resta del Ramadan, che sembra comunque irrimediabilmente compromesso.

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