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Israele: Rivlin incarica Gantz per nuovo governo

Rivlin, a destra, ha passato a Gantz l'incarico di formare un governo dopo il fallimento di Netanyahu. KEYSTONE/EPA/ABIR SULTAN sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 23 ottobre 2019 - 20:14
(Keystone-ATS)

Israele prova a cambiare pagina e, per la prima volta in 10 anni, per formare il nuovo governo si affida ad un leader diverso da Benjamin Netanyahu, ovvero Benny Gantz.

Il presidente Reuven Rivlin, come annunciato nei giorni scorsi, ha incaricato questa sera Gantz, ex capo di stato maggiore e leader del partito centrista Blu-Bianco (primo nelle ultime elezioni di settembre) di dare un nuovo esecutivo al Paese.

"Ho deciso di dare a Benny Gantz il mandato di formare il nuovo governo. Di conseguenza avrà 28 giorni di tempo", ha detto Rivlin dopo aver ricordato la rinuncia di Netanyahu di lunedì scorso e che nelle precedenti consultazioni sono stati "54 i deputati che hanno consigliato di dare l'incarico a Gantz". Gantz avrà dunque lo stesso tempo del suo predecessore per dare vita ad una nuova coalizione che regga come numeri alla Knesset (occorrono almeno 61 seggi su 120) e governi.

"Intendo costruire un governo di unità nazionale liberale a beneficio di tutti i cittadini di Israele", ha subito esordito Gantz dopo l'incarico. "Un governo - ha spiegato - che funzioni, che rafforzi Israele, che prepari l'esercito ad ogni sfida e che aneli alla pace". "Deve essere un governo di riconciliazione nazionale", ha concluso lanciando un avvertimento a Netanyahu che si "concentra sui propri interessi personali" a costo di nuove elezioni. Ma raggiungere il risultato non appare facile: non sono pochi a sostenere che se Netanyahu per ora ha perso la guerra, Gantz ancora non l'ha vinta. E questo dovrà dimostrare nei giorni a seguire se non si vuole arrivare ad un terzo voto popolare in meno di un anno.

Gantz di fatto ha escluso il governo di unità nazionale con il Likud e i partiti religiosi che Netanyahu gli aveva offerto in un ultimo, estremo, tentativo di evitare di passare la mano. Ma allo stato dei fatti - salvo clamorose sorprese - i numeri per ora non sono dalla sua parte. Allo stato attuale può contare, nonostante le indicazioni dei 54 deputati a Rivlin, sui 33 seggi del suo partito più - si dice - quelli dei laburisti e di Campo democratico per un totale di 44, ben lontani dai 61 necessari.

A meno che Avigdor Lieberman, il leader nazionalista laico di 'Israele casa nostra' (8 seggi) - vero king maker della situazione - e la Lista Araba Unita (13 seggi) non decidano di appoggiare dall'esterno un esecutivo di minoranza a guida Gantz. Ed è su questo che la partita sembra aperta. Non a caso oggi Ahmed Tibi - uno dei leader della Lista - ha ammesso che i contatti sono in corso con Blu-Bianco e che l'idea di un appoggio esterno non è poi così peregrina.

Se dalle parole si passasse ai fatti - compreso Lieberman - sarebbe indubbiamente una svolta nella politica israeliana che Netanyahu ha già bollato come "anti-sionista" per eccellenza. La sorpresa potrebbe essere il "regicidio" di Netanyahu da parte del Likud convinto infine che i guai giudiziari del premier uscente alla fine portino a fondo tutto il partito. Ma non sono in molti a scommetterci, anche se Lieberman in una dichiarazione di oggi alla Radio Militare ha sostenuto che i dirigenti del Likud devono trovare solo il coraggio pubblico. Se avvenisse, allora si aprirebbe tutt'altro scenario.

Fatto sta che domani mattina, ad incarico già ricevuto, Gantz incontrerà per prima proprio la delegazione del Likud che, per volontà del premier, rappresenta non solo i seggi del partito bensì dell'intera maggioranza a suo favore. Uno scoglio, ma che Gantz, da coriaceo militare, è pronto ad aggirare. Se fallisse - e se Rivlin non trovasse alcun deputato che alla Knesset raccolga la maggioranza necessaria - non ci sono che le urne. A marzo prossimo.

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