Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Israele ha approvato un nuovo insediamento ebraico in Cisgiordania, il primo negli ultimi 20 anni. Non mancano le polemiche.

KEYSTONE/AP Reuters Pool/AMIR COHEN

(sda-ats)

Israele ha approvato un nuovo insediamento ebraico in Cisgiordania, il primo negli ultimi 20 anni.

Al tempo stesso, però, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha annunciato, in un atto di "buona volontà" verso gli Usa, un rallentamento della costruzione di nuove case, che sarà autorizzata solo negli insediamenti già esistenti o, in alcuni casi specifici, nelle loro immediate vicinanze.

Decisioni che hanno comunque sollevato la ferma condanna sia dei palestinesi, per i quali si tratta di "colonialismo, apartheid, pulizia etnica", sia dell'Onu, il cui segretario generale Antonio Guterres ha denunciato "ogni atto unilaterale che, come quello preso, minaccia la pace e mina la soluzione dei due Stati".

Entrambe le decisioni sono scaturite da una riunione del Consiglio di sicurezza del governo convocato ieri sera e che si situa nel mezzo delle trattative in corso tra Israele e l'inviato del presidente Donald Trump, Jason Greenblatt, sulla politica degli insediamenti ebraici con l'obiettivo di far ripartire le trattative di pace con i palestinesi.

Nelle prossime settimane, del resto, Trump vedrà a Washington il presidente palestinese Abu Mazen. La scelta di dare il via al nuovo insediamento in Cisgiordania, che sorgerà a Shiloh, deriva dalla promessa fatta nei mesi scorsi da Netanyahu agli ex residenti dell'avamposto illegale ebraico di Amona, abbattuto in base a una sentenza della Corte Suprema israeliana. Una promessa il cui mantenimento - secondo i media - Netanyahu ha fatto presente nel corso dei colloqui con Greenblatt.

Il primo ministro ha tuttavia spiegato ai ministri nella riunione di ieri sera che la posizione di Trump sugli insediamenti - "che non aiutano la pace" - non poteva non essere presa "in considerazione". Per questo, ha aggiunto, d'ora in poi l'avvio di nuove case avverrà solo all'interno degli insediamenti già esistenti e non sarà tollerata alcuna costruzione di nuovi avamposti illegali ebraici su terre private palestinesi, come quello di Amona.

Netanyahu ha quindi dato il via libera a bandi edilizi per circa 2000 nuove case (su 5.500 già annunciate nello scorso gennaio) che, secondo l'ong israeliana Peace Now, riguardano gli insediamenti esistenti di Alfei Menashe, Beitar Illit, Beit Arie e Karnei Shomron, tutti in Cisgiordania.

Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha condannato la decisione di Israele di "costruire un nuovo insediamento nei Territori palestinesi occupati" denunciando "ogni atto unilaterale che, come quello preso, minaccia la pace e mina la soluzione dei 2 Stati". E la leadership palestinese si è scagliata sia contro il nuovo insediamento sia contro le 2000 nuove case.

Per Hanan Ashrawi dell'Olp, il governo di Netanyahu "insiste" con la sua politica "di colonialismo, apartheid e pulizia etnica", mentre il portavoce del governo di Ramallah, Yusuf Mahmoud, citato dalla Wafa, ha attaccato "l'escalation dell'occupazione del governo israeliano". Saeb Erekat, segretario generale dell'Olp, ha anche denunciato la confisca da parte di Israele di "centinaia di ettari di terre palestinesi al nord della West Bank". "Sotto il pretesto di limitare - ha detto Peace Now - il governo di Israele ha abbozzato una politica che permetterà di continuare a espandere gli insediamenti senza nessuna limitazione".

Circa 420mila israeliani vivono negli insediamenti ebraici in Cisgiordania, considerati illegali dalla comunità internazionale.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS