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Quasi un terzo della produzione delle imprese medio-grandi italiane - il 67% secondo l'Ufficio Studi di Mediobanca - ha varcato i confini nazionali nel 2013, con una perdita del 7,8% della forza lavoro operaia nei 5 anni precedenti. È il risultato dell'effetto combinato di crisi e delocalizzazioni fotografato dalla 52/a edizione dei 'Dati cumulativi di 2050 società italianè compilati dall'Ufficio Studi di Mediobanca. La prima elaborazione risale al 1962, in pieno boom economico, e fu pubblicata nella relazione di bilancio di Piazzetta Cuccia.

Le locomotive allora erano la grande industria, Fiat in testa, e le grandi opere, a partire dalle autostrade, oggi invece si scopre che il pubblico cresce più del privato. A fronte di un calo del 2,4% del fatturato aggregato delle società che operano in Italia tra il 2008 ed il 2013, i soggetti pubblici hanno registrato crescita del 6,1%, favorita soprattutto dal fatto che le multiutility operano in settori regolati da tariffe, mentre i privati hanno registrato un calo del 4,7%.

Il 91% del fatturato delle imprese italiane suddiviso tra esportazioni (24%), ossia beni prodotti in Italia e venduti su altri mercati, e dal cosiddetto 'estero su esterò (67%), costituito dai beni prodotti all'estero e venduti sui vari mercati. In realtà la quota di produzione all'estero potrebbe anche essere superiore, in quanto il 9% di quota nazionale del fatturato, non esprime necessariamente beni prodotti in Italia.

Le 2.050 imprese italiane radiografate dal Centro Studi di Mediobanca rappresentano la totalità delle aziende industriali con oltre 500 addetti, che a loro volta riflettono circa il 50% del fatturato della manifattura ed il 57% delle esportazioni.

In 5 anni l'occupazione è scesa del 5%, colpendo soprattutto le tute blu (-7,8%) rispetto ai colletti bianchi (-1,3%), risparmiati dalla tagliola delle delocalizzazioni, ma la base operaia resiste nelle medie imprese (63%), che hanno delocalizzato meno, rispetto ai grandi gruppi manifatturieri (52%). Mano pesante sull'occupazione da parte delle società pubbliche (-9,2% dal 2008) e forte calo anche nel manifatturiero (-5,7%) dove hanno tagliato posti di lavoro soprattutto le imprese a controllo estero (-11,3%). Riduzioni di personale minori nelle medie imprese (-2,1%) e nel Made in Italy a controllo italiano (-2,2%), mentre ma è calato del 10,6% quello controllato da mani straniere.

In caduta libera anche i margini industriali, crollati del 42,5% tra il 2007 ed il 2013. Il sisma ha colpito sia le imprese pubbliche (-44,7%) sia quelle private (-41,7%), mentre hanno "resistito" quelle medie (-16,6%), che tra il 2012 ed il 2013 li hanno aumentati del 15,9%. Giù anche gli investimenti (-40,6% tra il 2004 ed il 2013), con il pubblico (-53,8%) in coda al privato (-30,3%), mentre il credito bancario alle imprese si è ridotto di ben 33 miliardi nel triennio 2009-2013.

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SDA-ATS