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Resta senza un colpevole la morte di 8 operai della centrale termoelettrica Enel di Turbigo, in provincia di Milano, colpiti da mesotelioma pleurico che secondo l'accusa sarebbe stato provocato dalle polveri di amianto respirate tra gli anni '70 e '80. Il Tribunale di Milano ha infatti assolto "per non aver commesso il fatto" quattro ex dirigenti Enel ed ex responsabili della centrale imputati per omicidio colposo.

Una decisione che ha provocato le proteste dei parenti delle vittime, presenti in aula. Dopo la lettura della sentenza alcuni sono scoppiati in lacrime, mentre altri hanno inveito contro il presidente della quinta sezione penale del Tribunale di Milano, Beatrice Secchi, urlando "vergogna" e "li hanno uccisi un'altra volta".

Non ha retto quindi l'impianto accusatorio del pm Maurizio Ascione, convinto che "la massima azienda di produzione di energia con vertici nominati dal Governo non ha mai utilizzato in quegli anni tecnologie per proteggere la salute degli operai".

Le difese, che avevano chiesto l'assoluzione degli imputati, hanno espresso soddisfazione per la sentenza. Al centro del processo le morti di otto operai (avvenute tra il 2004 e il 2012) che hanno lavorato nella storica centrale termoelettrica di Turbigo, in provincia di Milano, la cui prima attività risale agli anni '20. Operai che, secondo l'accusa, si sarebbero ammalati per la presenza di fibre di amianto all'interno della centrale.

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SDA-ATS