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Oltre 1500 reperti archeologici recuperati, per un valore di 2,5 milioni di euro, trafugati dai tombaroli in poco meno di due anni in importanti siti archeologici campani, da Paestum (Salerno) a Pompei (Napoli), da Pozzuoli all'Antica Cales (Caserta). È il bilancio dell'inchiesta denominata "Dedalo", coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), che ha portato all'arresto di 19 persone residenti tra Napoli, Caserta, Salerno, Latina e Frosinone.

Tre sono state portate in carcere - si tratta del 58enne Rocco Verrengia, ritenuto l'organizzatore degli scavi, di Angelo Valente di 32 anni e Benedetto D'Aniello di 67 anni, collaboratori del primo e ricettatori di professione - le altre 15, in massima parte tombaroli, sono finite ai domiciliari.

In totale sono 43 gli indagati. I reperti erano destinati a finire presso collezionisti privati, qualcuno italiano ma soprattutto spagnoli e americani; i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturali di Napoli, che hanno eseguito le indagini con il supporto dei presidi dell'Arma sul territorio, ovvero la Compagnia di Capua e la stazione di Calvi Risorta, nel Casertano, hanno escluso che i reperti potessero finire in alcuni musei, come accadeva fino a qualche anno fa.

Tra i reperti rinvenuti c'erano due anfore con disegni del pittore greco Assteas risalenti al IV secolo a.C., trafugate a Paestum (Salerno), del valore di circa 1,5 milioni di euro, quattro pannelli affrescati provenienti da una villa romana scoperta a Pompei nell'area della cosiddetta "Civita Giuliana" adiacente agli scavi archeologici, tantissimi reperti rubati nella zona collinare di Pozzuoli e nel Casertano nel sito dell'Antica Cales, area archeologica vasta quasi come quella di Pompei, ma, a differenza di quest'ultima, completamente abbandonata dalle istituzioni.

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SDA-ATS