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Per il premier Matteo Renzi le comunali di oggi sono una tappa di una campagna in vista del referendum di ottobre.

KEYSTONE/EPA ANSA/ETTORE FERRARI

(sda-ats)

Dopo gli ultimi appelli al voto di venerdì e il silenzio elettorale di sabato, per candidati sindaci e partiti arriva il giorno della 'grande attesa'.

Alle 23.00 le urne chiudono e di lì in poi il futuro amministrativo delle più grandi città italiane e quello politico di alcuni dei principali leader di partito sarà forse più chiaro.

Con una postilla: quel dato sull'astensione che, alle 20.00, viaggiava sopra 50% confermando un trend già emerso con le regionali dell'anno scorso e proponendosi come fattore X anche per l'esito delle elezioni di oggi.

Di certo, per il governo e per il premier Matteo Renzi, il voto a Roma, Milano, Torino o Napoli, non rappresenta un test sull'esecutivo ma una tappa di una campagna ben più vasta che mira alla vittoria del 'sì' al referendum di ottobre. Referendum che ha segnato anche il dibattito sulle comunali tornando alla ribalta anche oggi, con l'intervento della ministra delle riforme Maria Elena Boschi a Trento.

Se vincesse il 'no' si aprirebbero "scenari di instabilità. In gioco è il futuro del Paese non il destino di qualcuno, per votare su di noi ci sarà il 2018", sottolinea Boschi al festival dell'economia nel tentativo di 'spersonalizzare' la campagna referendaria legandola a quel fattore 'credibilità politica' più volte rimarcato anche da Renzi. "Mi auguro che questa legislatura approvi la legge elettorale per il Senato", spiega inoltre il ministro tornando su un tema cruciale per il sostegno convinto della sinistra del Partito democratico (Pd).

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SDA-ATS