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ROMA - Nel "day after" del voto di fiducia Silvio Berlusconi ostenta ottimismo, ma anche un pizzico di stanchezza e forse delusione, visto che pubblicamente ammette di che a volte sarebbe tentato di mollare.
Il presidente del Consiglio arriva a palazzo Madama per illustrare anche ai senatori il discorso programmatico su cui il governo ha incassato ieri la fiducia a Montecitorio. Risultato che il Cavaliere rivendica immediatamente: "la Camera ha confermato la fiducia al governo con una maggioranza più ampia e articolata". Il tutto, aggiunge nel tentativo di smentire l'accusa di compravendite, con il consenso di "diversi altri deputati che hanno liberamente, e dico liberamente, ritenuto di assumersi la responsabilità delle riforme".
Insomma, a detta del premier "la maggioranza oggi è più forte: questo - sottolinea - è l'unico vero dato emerso dal voto di ieri, non certo confusi calcoli di aritmetica parlamentare che non appassionano me e certo non appassionano gli italiani". Un chiaro riferimento a "quota 316", la soglia che avrebbe sancito l'autosufficienza del governo dai finiani, su cui per settimane hanno insistito i vertici del Pdl. Obiettivo fallito, ma di cui Berlusconi sembra non curarsi. Anzi, parla di "risultato largamente positivo" che lo "conforta" poiché "ora il governo è nelle condizioni" non solo di "completare la legislatura", ma anche di fare le riforme necessarie al paese.

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SDA-ATS