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Italia: Berlusconi, mi ritiro, ora primarie

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 ottobre 2012 - 19:12
(Keystone-ATS)

"Preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d'amore che mi spinsero a muovermi" nel '94. Così Silvio Berlusconi annuncia il ritiro della propria candidatura a Premier aprendo alle primarie del Pdl. Entro dicembre, aggiunge, "sapremo chi sarà il mio successore".

"Per amore dell'Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d'amore che mi spinsero a muovermi allora. Non ripresenterò la mia candidatura a Premier ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol. Ho ancora buoni muscoli e un po' di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività". Inizia così la lunga nota con cui Silvio Berlusconi annuncia il proprio ritiro dalla corsa per la presidenza del Consiglio nel 2013.

Il leader del Pdl apre quindi alle primarie: "Con elezioni primarie aperte nel Popolo della Libertà - assicura - sapremo entro dicembre chi sarà il mio successore, dopo una competizione serena e libera tra personalità diverse e idee diverse cementate da valori comuni. Il movimento fisserà la data in tempi ravvicinati (io suggerisco quella del 16 dicembre), saranno gli italiani che credono nell'individuo e nei suoi diritti naturali, nella libertà politica e civile di fronte allo Stato, ad aprire democraticamente una pagina nuova di una storia nuova, quella che abbiamo fatto insieme, uomini e donne, dal gennaio del 1994 ad oggi.

Lo faranno - aggiunge - con un'investitura dal basso nella quale ciascuno potrà riconoscere non solo i suoi sogni, come in passato, e le sue emozioni, ma anche e soprattutto le proprie scelte razionali, la rappresentanza di idee e interessi politici e sociali decisivi per riformare e cambiare un paese in crisi, ma straordinario per intelligenza e sensibilità alla storia, che ce la può fare, che può tornare a vincere la sua battaglia europea e occidentale contro le ambizioni smodate degli altri e contro i propri vizi".

"Siamo stati chiamati spregiativamente populisti e antipolitici della prima ora" prosegue ancora Berlusconi riconoscendo che "siamo stati in effetti sostenitori di un'idea di alternanza alla guida dello Stato sostenuta dal voto popolare conquistato con la persuasione che crea consenso".

"Abbiamo costruito un'Italia - sottolinea - in cui non si regna per virtù lobbistica e mediatica o per aver vinto un concorso in magistratura o nella pubblica amministrazione. Questa riforma 'populista' è la più importante nella storia dei centocinquant'anni dell'unità del Paese, ci ha fatto uscire da uno stato di sudditanza alla politica dei partiti e delle nomenclature immutabili e ha creato le premesse per una nuova fiducia nella Repubblica".

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