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L'ex primo ministro italiano Silvio Berlusconi in una delle ultime uscite in pubblico

Keystone/AP/ANTONIO CALANNI

(sda-ats)

Una vicenda di quasi 7 anni fa ha accomunato nuovamente oggi al Palazzo di Giustizia di Milano tre "vecchi" amici, Silvio Berlusconi, Lele Mora e Emilio Fede, anche se neanche stavolta, come succede da tempo ormai, si sono incrociati.

I primi due hanno testimoniato a distanza di qualche ora l'uno dall'altro, mentre l'ex direttore del Tg4, imputato, non era presente.

"È stato un mio atto di generosità e poi non me ne sono più interessato" ha spiegato l'ex premier italiano davanti ai giudici parlando di quel prestito di circa 2,8 milioni di euro che concesse all'ex talent scout nel 2010 per aiutarlo a salvare la sua società dal fallimento. Senza sapere, però, che quei soldi non finirono mai nelle casse della Lm Management e anzi il giornalista se ne sarebbe intascato, secondo l'accusa, una parte, oltre 1 milione di euro. Da qui il processo a suo carico per concorso in bancarotta, mentre per la distrazione della parte restante Mora ha già patteggiato un anno e 6 mesi.

"Mi scusi dottore, deve sapere che io sono un vecchietto, dovrebbe avvicinare il microfono alla bocca sennò non sento" ha esordito il leader di Forza Italia rivolto al pubblico ministero (pm) Eugenio Fusco, all'inizio della sua breve deposizione, nel corso della quale non ha voluto essere né ripreso né fotografato. "Ho ricostruito con il ragionier Spinelli (anche lui ascoltato oggi, ndr) e con i miei collaboratori che fu Fede, durante un cena in cui era presente anche Mora, a richiedermi la dazione del prestito - ha raccontato l'ex Cavaliere - e io poi incaricai Spinelli di precedere ad un prestito infruttifero".

Berlusconi ha spiegato, rispondendo davanti alla terza sezione penale, di conoscere sia Fede sia Mora "da oltre 30 anni" e di aver ricostruito con i suoi legali che "le dazioni del prestito furono tre: una di 1 milione all'inizio del 2010, la seconda di 1,5 milioni nella primavera del 2010 e la terza di 300 mila euro nel settembre dello stesso anno". Al pm che gli ha poi chiesto quando avesse saputo che una parte della cifra era stata "intascata" da Fede, l'ex presidente del Consiglio (mai indagato nel procedimento e accompagnato in aula dai legali Niccolò Ghedini e Federico Cecconi) ha risposto: "Non so se dai giornali o se qualcuno me ne ha parlato, ma si diceva in azienda anche che Mora aveva restituito a Fede parte di un prestito che quest'ultimo gli aveva concesso".

Ad ogni modo, ha proseguito Berlusconi, "il signor Fede ha chiuso il suo rapporto con l'azienda (Mediaset, ndr) e non ho più parlato con lui di questo e neanche con Mora che mi ha cercato a volte, ma io ho preferito non rispondere su suggerimento dei miei avvocati". In quel periodo, infatti, era esploso il caso Ruby che ha fatto finire a processo anche l'ex talent scout e l'ex direttore del Tg4.

"Silvio era un uomo generoso prima e credo lo sia rimasto anche oggi" ha detto Mora ai cronisti prima di andare a chiarire ai giudici da teste che quasi metà del "finanziamento" lui lo girò a Fede, perché "aveva parlato con Silvio per chiedere quel prestito per me e poi mi aveva chiesto di dargliene una parte, dicendomi 'tanto Silvio è generoso, vedrai che te ne darà ancora'".

Fede si è sempre difeso dicendo che prese del denaro da Mora perché anche lui gliene aveva prestato. Il ragionier Spinelli coi cronisti ha chiosato: "Berlusconi è la persona più buona del mondo, lui non porta rancore nei confronti di nessuno".

SDA-ATS

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