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Simona Vinci, con "La prima verità" (edito da Einaudi), ha vinto il premio Campiello.

La giuria dei 300 (157 donne e 143 uomini) ha assegnato 79 voti alla scrittrice milanese, in un Campiello dopo anni "al femminile" (anche il premio giovani è andato a una milanese, liceale di 17 anni).

A vincere è un libro difficile, che parla di pazzia, che mischia la storia di un manicomio-lager in terra greca a vicende che suonano personali: l'autrice l'ha definito "ambizioso, esagerato, poetico" frutto di otto anni di lavoro.

Vinci, alla sua terza finale, ha staccato di tredici voti Elisabetta Rasy, con "Le regole del fuoco" (Rizzoli), che alcuni mesi fa a Padova al momento della scelta della Cinquina finalista era stata nominata al primo turno.

Terzo, l'outsider Andrea Tarabbia ("Il giardino delle mosche" edito da Ponte Alle Grazie) che era entrato alla nona votazione patavina. Era dal 2010 che il Campiello non andava a una scrittrice, in quell'occasione a vincere era stato "Accabadora" di Michela Murgia (Einaudi).

Nel corso della serata anche il conferimento del premio Campiello opera prima a Gesuino Nemus con "La teologia del cinghiale" (Elliot), Campiello Giovani al racconto "Wanderer" (Viandante) di Ludovica Medaglia, liceale di 17 anni, milanese, Campiello Economia al giornalista e scrittore Dario Di Vico. Il premio Fondazione Campiello è stato assegnato a Ferdinando Camon. Nella motivazione si rileva, tra l'altro, che Camon è interprete "affilato e pungente di un'intera società e delle sue contraddizioni, Camon incarna il paradigma di una vigile coscienza civile, mai rassegnata e schiva di ogni retorica".

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SDA-ATS