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A Cortina d'Ampezzo persistono i privilegi per i maschi.

KEYSTONE/EPA/SCARAMUZZA / MEROLA

(sda-ats)

Mentre i Paesi più avanzati spingono per eliminare le barriere che ostacolano l'affermazione femminile, a Cortina le Regole d'Ampezzo, antica istituzione proprietaria di boschi e pascoli, dicono ancora no alla parità tra uomini e donne, e tra giovani e anziani.

Così nell'ultima assemblea di ieri c'è stata l'ennesima bocciatura, espressa da otto delle undici Regole d'Ampezzo, alle proposte di cambiamento in favore della parità.

Il laudo, lo statuto interno, prevede ad esempio che un fratello maschio tolga ogni diritto alla sorella che nasce in una delle famiglie originarie di Cortina; ma gli stessi figli maschi che godono di quei diritti possono accedervi solamente alla morte del capofamiglia; sino ad allora non contano nulla, indipendentemente dall'età.

Nell'assemblea i voti per cambiare queste imposizioni anacronistiche sono stati in effetti a favore della modifica, ma non a sufficienza: sempre il laudo, improntato alla conservazione, prevede che siano necessari i due terzi dei consensi. In alcuni casi il risultato è mancato per due voti soltanto, arrivando anche al 65%. I sì al cambiamento sono stati 115 nella Regola di Lareto, contro 60 no (il quorum era a 117 voti), a Pocol 91 sì contro 48 no (quorum a 93).

In passato i diritti garantiti ai residenti storici dalle Regole erano connessi alle attività agricole, pastorali, boschive; oppure riguardavano il voto, attivo e passivo, per assumere incarichi nella Regola, come il ''marigo'', il legale rappresentante.

Oggi gli aspetti sono più concreti: soltanto i figli maschi hanno potuto accedere, ad esempio, all'assegnazione di appartamenti, realizzati dalle Regole in edifici di loro proprietà, per frenare l'emigrazione dal paese. Hanno così potuto continuare a vivere a Cortina, con le loro famiglie. Le loro sorelle, invece, non hanno potuto partecipare alla gara.

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SDA-ATS