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Marco Cappato, l'esponente dei radicali italiani che ha accompagnato DJ Fabo a morire in Svizzera.

KEYSTONE/EPA ANSA/FLAVIO LO SCALZO

(sda-ats)

"Intendo continuare a compiere l'azione che sto svolgendo" e ciò significa che "porterò altre persone in Svizzera" a morire. Lo ha detto Marco Cappato, esponente dei radicali italiani, dopo due ore e mezza di interrogatorio davanti ai magistrati.

Cappato è indagato per aiuto al suicidio per la morte nel canton Zurigo di Dj Fabo. Ai magistrati "ha confermato di aver aiutato Dj Fabo a ottenere quel che desiderava", ha spiegato Filomena Gallo, legale dell'associazione Luca Coscioni, che lotta per affermare il diritto alla scienza e all'autodeterminazione individuale.

Dj Fabo, 39 anni, cieco e tetraplegico a causa di un incidente stradale nell'estate del 2014, aveva scelto il suicidio assistito: è morto il 27 febbraio in una struttura dell'associazione Dignitas nella zona industriale di Pfäffikon (ZH).

Cappato, oltre ad ammettere di aver "molto chiaro fin dall'inizio" quel che rischia dal punto di vista penale portando "altre persone" in Svizzera per la pratica del suicidio assistito (dai 5 ai 12 anni di carcere), ha aggiunto: "spero che per i cittadini italiani possa essere affermato e riconosciuto il diritto a non subire come una tortura una condizione di vita che non vogliono".

Non è la prima volta che fornisce aiuto a un malato, mettendolo nelle condizioni di raggiungere la Svizzera dove è consentita la pratica del suicidio assistito. Era capitato anche con una donna romana nel dicembre 2015. Anche allora si era autodenunciato ai militari dell'Arma, i quali avevano trasmesso gli atti alla Procura di Roma. Ma, come è stato riferito, di una eventuale inchiesta non se ne è mai saputo nulla.

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SDA-ATS