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Italia: Eternit; parenti vittime, sentenza andava bene 80 anni fa

La sentenza sull'Eternit "ha seguito una logica giuridica che andava bene 80 anni fa". Lo sostiene Bruno Pesce, portavoce dell'Afeva, associazione che riunisce i parenti delle vittime dell'amianto di Casale Monferrato. "I giudici - aggiunge - non hanno tenuto conto del fatto che il disastro è ancora in essere negli effetti e nelle cause. Questa sentenza è un atto di giustizia anacronistica".

Pur ammettendo che "la legge non è del tutto chiara in materia di disastri ambientali", e che "per fatti come questo non dovrebbe esserci la prescrizione", l'Afeva sostiene che "era doveroso prendere atto delle caratteristiche di questo disastro, che vede le cause, non gli effetti, ancora in essere. Siamo esterrefatti".

I parenti delle vittime dell'amianto auspicano "che lo Stato si costituisca parte civile nel prossimo processo, visto che spende milioni per la bonifica dei siti. Per ora, infatti, ce la dobbiamo prendere con lo Stato e non con chi ha commesso il reato".

Sul capo di imputazione, infine, Afeva sta dalla parte del Raffaele Guariniello, pubblico ministero dell'accusa nei primi due gradi del giudizio. "Con l'accusa di omicidio colposo - conclude Pesce - non ci sarebbe stata la fotografia esatta della situazione e si sarebbe evitato di affermare il principio che disastri di questo genere non devono più verificarsi. È un principio forse troppo importante per poter essere affermato... Siamo in un mondo che è ancora molto indietro".

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