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Si stringe il cerchio intorno agli italiani che detengono illegalmente capitali all'estero. Nella conferenza stampa di fine anno il premier Enrico Letta ha confermato per gennaio il varo del pacchetto di norme al quale sta lavorando Palazzo Chigi con "interventi importanti contro l'autoriciclaggio" (l'Italia è l'unico paese Ue a non prevedere questo reato nel suo ordinamento) e "interventi sui capitali illegalmente esportati e del loro rientro".

Durante la conferenza stampa Letta non ha parlato esplicitamente della Svizzera, ma Berna resta il convitato di pietra di un'operazione politico-diplomatica dalla quale ci si aspetta - secondo alcune stime - il possibile rientro in Italia di un "tesoro" di circa 140-160 miliardi di euro. Cifra che potrebbe salire a 200 miliardi se si guarda a tutti i "paradisi fiscali". L'incasso fiscale, invece, sarebbe più basso, ma certo consistente.

Nei giorni scorsi Letta ha annunciato una sua trasferta nella Confederazione per favorire l'intesa sul rientro dei capitali, intesa che potrebbe essere annunciata proprio a fine gennaio in occasione del Forum del dialogo Italia-Svizzera in programma per il 29-30 gennaio. L'accordo con Berna è un'intesa che Letta vuole portare a casa (non riuscì a Mario Monti che della lotta all'evasione aveva fatto uno dei principali impegni del suo governo), ma la trattativa non è di facile navigazione.

Indiscrezioni di stampa parlano di un irrigidimento di Berna che in cambio chiederebbe un canale privilegiato in Italia per le proprie banche. A questo punto una normativa italiana che da un lato incrudelisca le sanzioni penali per chi si ostina a mantenere illegalmente denaro all'estero, e dall'altro faciliti il rientro di chi si autodenuncia depenalizzando il reato, può da sola facilitare il rientro dei capitali.

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SDA-ATS